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SCUOLA/ Fare 5 anni in quattro? Con la "doppia velocità" si può fare

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I costituendi Centri per l'istruzione degli adulti giocheranno un ruolo importantissimo nel recuperare i giovani che vogliono riprendere gli studi, i lavoratori in riqualificazione, gli stranieri, e lo faranno grazie alla lunga esperienza che caratterizza i docenti dei corsi serali. Perché allora non trasferire parte di questa preziosa professionalità per elaborare modelli adatti a valorizzare le eccellenze? Perché non giocare d'anticipo invece di asserragliarsi in difesa ricordando che tutte le grandi sperimentazioni sono nate dentro le scuole? 

Qualcuno, in ogni collegio docenti, proporrà di aspettare contando sul fatto che i tempi delle riforme sono lunghissimi e incerti, ma non si può rischiare di perdere potenziali studenti cercando di convincere loro e le loro famiglie che solo un corso di cinque anni costituisca una garanzia di successo senza portare, a sostegno della nostra teoria, i risultati della nostra attività.



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COMMENTI
06/11/2013 - scegliere consapevolmente (enrico maranzana)

La comparazione tra la natura del cambiamento proposto dalla scuola Carli-Brescia con l’assetto normativo della scuola di Stato consente di soppesare le parole del ministro. L’ipotesi sperimentale avanzata dal liceo bresciano si caratterizza per “il taglio internazionale, la forte sinergia con il tessuto imprenditoriale, l’alleanza con il sistema universitario”. Una scelta strategica: i giovani, interagendo con il contesto socio-culturale contemporaneo, si adeguano ad esso. Il sistema scolastico statale germina su un presupposto differente: il vorticoso dinamismo socio-culturale non consente di prefigurare i caratteri dell’ambiente in cui i giovani dovranno integrarsi. Questa la ratio del sistema scuola: la promozione e il consolidamento delle capacità degli studenti. Una scelta che consentirà loro “d’essere di casa” in ambienti ignoti. Estremizzando: da un lato addestramento… abilità..presente a cui si contrappongono educazione…capacità…futuro. L’aspetto più preoccupante della vicenda riguarda la mancata percezione dell’origine dello stallo che cristallizza il servizio scolastico. La scuola è tuttora concepita come un flusso disarticolato di insegnamenti: sorda alla volontà del legislatore che ha assegnato al sistema educativo un unico traguardo, lo sviluppo e il potenziamento delle qualità dei giovani. Una meta da perseguire utilizzando strumentalmente conoscenze e abilità. Perché la scuola non prende a modello le missioni spaziali il cui atout è il lavoro d’équipe?

 
05/11/2013 - Doppia velocità? Ma chi sono i corridori? (Franco Labella)

Può darsi che, nonostante la rilettura, non abbia ben compreso le indicazioni che la preside Indinimeo intendeva suggerire con il suo articolo. Ma se la soluzione è "vediamo chi riesce a "correre" di piu'" non mi pare che ci sia grande differenza rispetto a quando alcuni preferivano iscrivere i propri figli a cinque anni anziché sei. Scuola a due velocità? E' esattamente il pericolo di una sperimentazione, statisticamente irrilevante e insignificante, affidata a scuole paritarie con caratteristiche piuttosto particolari (classi poco numerose, dotazioni tecnologiche spinte ed una certa disinvoltura nella gestione dei quadri orari). Noto poi che anche questo articolo sorvola alla grande su come si possa adattare un curricolo articolato in cinque anni in uno di quattro. Perché il riferimento alle competenze è ambiguo e vago. Farei, comunque, una proposta: visto che non si comprende quale può essere il ruolo di un sindacato in rapporto alla difesa del posto di lavoro, si può discutere evitando di ripetere la tiritera che nulla cambia perché il sindacato non vuole? L'autrice era in origine una mia collega di Discipline giuridiche ed economiche ed allora mi permetto un interrogativo specifico: cosa ne pensa delle "sperimentazioni" di Educazione finanziaria affidata a consorzi di banche e Banca d'Italia anziché ai docenti di Economia destinati al licenziamento? Che c'entra? C'entra esattamente in rapporto all'idea di "riformare" la scuola affidandosi ad "esperti" anzichè ai