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SCUOLA/ Formazione obbligatoria: i prof sono professionisti o "impiegati"?

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In aula al Senato (Infophoto)  In aula al Senato (Infophoto)

Il quale, tuttavia, è autore di un ultimo emendamento, in qualche modo utile per riaprire una prospettiva altrimenti chiusa, che introduce come enti formatori, a pieno diritto, accanto alla università statali e non statali, le "associazioni professionali accreditate dal Miur, da individuare nel rispetto dei principi di concorrenza e trasparenza". 

Insistiamo nel dire che la materia di questo articolo è scottante. In primis, perché attraverso la formazione e l'aggiornamento si entra nel cuore della didattica, che consiste nella proposta formativa che l'insegnante fa ai propri alunni mediante i contenuti dell'insegnamento. Se non c'è insegnamento, non c'è neppure apprendimento. In secondo luogo, dalla formazione passa il nodo della professionalità docente. Un docente che ha l'obbligo di formarsi dovrebbe essere anche un docente la cui progressione di carriera non è legata alla sola anzianità di servizio ma anche alla cura dei compiti professionali. Altrimenti l'obbligatorietà è il veicolo del peggiore statalismo, cioè di informazioni standardizzate che vengono calate sulla testa degli insegnanti. 

Si vuole arrivare a questo? Si parla tanto nei convegni dell'insegnante come di un "professionista riflessivo", ma poi, nei fatti, si continua a considerarlo un "impiegato", neppure in grado di scegliere dove, come e quando curare il proprio percorso di maturazione professionale. Ecco perché intravvediamo nel possibile collegamento, nella forma di un riconoscimento tramite convenzione, tra Miur e associazioni professionali accreditate uno spazio di libertà che può evitare l'imposizione di una formazione vincolante e uguale per tutti. 

Le associazioni professionali dei docenti, infatti, sono espressione di una varietà culturale, di una libertà interpretativa di approccio alla professione e ai contenuti dell'insegnamento, di cui l'insegnante ha più che mai bisogno. Tanto più se si arrivasse (è tutto da vedere e soprattutto a quali condizioni) a includere la formazione tra gli obblighi di servizio.



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COMMENTI
06/11/2013 - FORMAZIONE OBBLIGATORIA? FORMAZIONE LIBERA! (Gianni MEREGHETTI)

La formazione obbligatoria così come viene proposta ha un unico scopo, quello di omologare ad un unico modo di insegnare. Questo è il progetto che la scuola sta perseguendo. L'idea è semplice, tu insegnante non sai far fare i test dell'Invalsi ai tuoi studenti, bene ti insegno come fare. E se a me non interessasse arrivare primo ai test dell'Invalsi? Se io non avessi come ideale di insegnamento quello tecnocratico che oggi viene diffuso? Con la formazione obbligatoria dovrò piegarmi a fare come tutti. Se invece come la realtà suggerisce ogni insegnante potesse seguire la strada che ha scelto, se la potesse approfondire, ugualmente la formazione sarebbe obbligatoria, ma non come la vuole lo stato, ognuno secondo la sua scelta. Per questo ok al fatto che gli insegnanti si debbano formare, ma in modo LIBERO!

 
06/11/2013 - A volte ritornano... (Franco Labella)

Chi come me ha l'età per aver sperimentato la stagione dei famigerati gradoni legati alla formazione obbligatoria potrebbe scrivere un intero articolo sulle nefandezze commesse in nome della "formazione" da molte strutture che nascevano come associazioni professionali. Quindi sarei decisamente meno ottimista di Foschi sulla possibilità che queste "presenze" siano la garanzia necessaria… Ho ancora il ricordo, passando ad una epoca un po' più recente, di un corso di formazione (i famosi corsi Fortic, altro esempio di sperpero di denaro pubblico non finalizzato in alcun modo nè alla nascita di nuove figure professionali di sistema e nemmeno all'investimento formativo) su reti e nuove tecnologie dove il relatore veniva sistematicamente corretto dai corsisti (per carità di patria non citerò l'associazione professionale da cui proveniva). Tutto questo corre il rischio di ripetersi senza alcuna forma di controllo. Ho letto gran parte degli emendamenti al D.L. 104 approvati alla Camera e nella gran parte di essi c'è la famosa formula della invarianza di spesa (persino nella norma sul monitoraggio del riordino gelminiano delle superiori!!!) ed allora mi chiedo: a che gioco giochiamo anche con la formazione degli insegnanti? Continua, nonostante l'evidente demagogia che accompagna un provvedimento imbottito di norme assurde come la trasformazione in graduatorie ad esaurimento dell'ultimo concorso per DS, la saga delle "nozze con i fichi secchi"?