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SCUOLA/ Se anche il decreto Carrozza "vende" i bambini all'ideologia del gender

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Ciò che sta scritto nella Carta costituzionale e in tutti i trattati e le Carte dei diritti su cui si fonda la comunità internazionale − che sempre fanno riferimento alla tutela della famiglia e all'originale diritto all'esercizio diretto della propria responsabilità genitoriale, all'obbligo di non ingerenza dell'organizzazione superiore quanto ci si trova di fronte a temi rilevanti per l'identità personale e nazionale − viene sostanzialmente ignorato. L'educazione, quella vera, diventa un compito dello Stato che viene esplicitamente investito anche della responsabilità di decidere che cosa sia giusto pensare.

Nell'incertezza e nella confusione che caratterizzano questi anni, segnati dal timore di dover affrontare appuntamenti ben più impegnativi di quelli cui le generazioni immediatamente precedenti hanno dovuto far fronte, si attribuisce all'istituzione pubblica il compito, meglio il potere, di decidere su aspetti che riguardano non le azioni ma le convinzioni dell'uomo.

Proseguendo su questa strada il reato di opinione rischia di non essere più solo un'ipotesi di scuola. Appoggiandosi a ragioni apparentemente condivisibili, ma troppo parziali per poter rispondere adeguatamente al compito che l'istituzione pubblica presume di addossarsi, sta prendendo corpo una fattispecie giuridica, indefinita nei contenuti e per questo pericolosa perché strumento disponibile per affermare per via legale quello che non si riesce ad affermare per via culturale e politica. 

Si dimentica così che le diversità, qualunque siano, diventano ricchezza solo quando sono disponibili a confrontarsi tra loro e a trovare in questo confronto un fondamento"secondo ragione" come qualche anno fa ha ricordato Benedetto XVI nel suo discorso di Regensburg.

Ma è più probabile che ci troveremo a correre sempre più velocemente lungo la strada che ci porta ad un nuovo, e forse peggiore, Ministero della Cultura Popolare. 



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COMMENTI
07/11/2013 - I frutti della sinistra sono questi ma i cattolici (Carlo Cerofolini)

Considerato che le scuole paritarie non statali - grazie soprattutto all’impegno dei “progressisti” - andranno sempre più in crisi finanziaria e quindi moltissime saranno costrette a chiudere, perché, ad esempio: 1) non hanno l’esenzione dell’Imu, cosa che invece hanno quelle sempre paritarie ma statali (i famosi due pesi e due misure); 2) non esiste alcun bonus “pesante” per i genitori che vogliono mandare i loro figli in queste scuole, in dispregio della libertà di educazione e pure dell’art. 3 della Costituzione sulla rimozione degli ostacoli di ordine sociale ed economico che limitano libertà ed eguaglianza dei cittadini ed impediscono il pieno sviluppo della persona umana; 3) nel redditometro entreranno le rette pagate per frequentare queste scuole, ecc. e che inoltre quanto si legge in quest’articolo è veramente preoccupante - ma sicuramente non per i “sinceri democratici”, anzi – mi chiedo e chiedo: perché mai la maggioranza degli ecclesiastici, del mondo cattolico e dei suoi mass media pendono da sempre a sinistra? Sono forse affetti dalla sindrome di Stoccolma o che altro? Attendo lumi.