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UNIVERSITA'/ Chiudere è bello? Il ministro Carrozza e l’"agenda" Giavazzi

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Intervistata questa estate da ilsussidiario.net riguardo all'importanza della valutazione della didattica nel reclutamento dei docenti, il ministro rispose che tale aspetto è demandato ai regolamenti di ateneo. Dispiace rilevare che questa risposta è evasiva, oltre che fattualmente molto discutibile.

2. Una seconda osservazione riguarda il concetto, giuridico oltre che morale, di responsabilità. Siamo ormai assuefatti a sentir parlare di provvedimenti «premiali» quando in realtà sono in gioco punizioni: queste sono lecite (anzi, troppo poco correnti nel sistema statale italiano), ma vanno chiamate con il loro nome. Ricevere una scodella di minestra alla sera non è un premio: piuttosto è una punizione essere mandati a dormire senza cena. Dunque, le università che ricevono risorse assolutamente insufficienti vengono punite

Ora, non ci vuole molto a capire che queste punizioni, se certamente toccano una classe docente che si sente così emarginata e frustrata, altrettanto sicuramente toccano gli studenti. Anzi: nel primo caso la punizione è largamente morale e simbolica (come cinicamente anch'io mi sono trovato a dire: in fondo lo stipendio ci arriva lo stesso), ma nella seconda è tutta reale: mancanza di insegnamenti, inevitabile scadimento della didattica e della ricerca, chiusura di corsi di laurea, conseguente necessità di cercare atenei o corsi differenti da quelli per un motivo o l'altro preferiti. 

La domanda semplice allora è: chi è il responsabile della bassa o infima posizione in classifica di molti atenei? Di sicuro non gli studenti. Il codice civile stabilisce: «Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno» (art. 2043). Se davvero si ritiene che molte università debbano essere punite, è troppo desiderare che vi sia un minimo di civiltà giuridica e che i responsabili (per esempio del dissesto economico) siano chiamati a risarcire il danno enorme che le loro scelte ora stanno arrecando? Se invece questi errori, mancanze o malversazioni non vi sono stati, qual è la ratio delle punizioni? Forse abbiamo poca fantasia, ma non riusciamo a trovare una terza possibilità.

3. Un ultimo rilievo. È giustificata la protesta per l'incredibile sperequazione che l'ultimo decreto introduce nella distribuzione delle risorse. Ma non vorremmo che essa sostituisse l'indignazione per il dato di partenza: e cioè il fatto che il turn over globale è fissato al 20%. Anzi, proprio questo limite (siamo sinceri) rende giustificabile la sperequazione: piuttosto che distribuire a ciascuno un ditale di minestra, è più sensato dare ad un paio di persone una scodella (anzi, anche due ciascuno), e mandare tutti gli altri a letto senza cena. Nel primo caso infatti vengono condannate a morte tutte le università, nel secondo almeno un paio sopravvivono. 



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