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SCUOLA/ Perché occuparsi di Agamennone e Lisia ha ancora un senso?

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Se si arrivasse allo scambio di beni, a cui poteva ricorrere il cittadino chiamato a pagare una di quelle sostanziose contribuzioni imposte ai più ricchi, certamente l'accusatore rifiuterebbe di scambiare i beni con l'invalido: dunque l'invalido non è ricco e l'accusatore lo sa bene! La manipolazione qui è più scoperta: il rifiuto dello scambio può solo dimostrare che l'accusatore è più ricco dell'invalido, ma non è prova della sua povertà; per di più il rifiuto è solo una supposizione dell'invalido. Ma in tribunale "i giudici ascoltano l'orazione una volta sola", come rispose lo stesso Lisia a un cliente che criticava il discorso scritto per lui, efficace alla prima lettura, ma debole alla seconda (Plut. Moralia, 504c). Quanto del nostro dibattito pubblico rivela la sua inconsistenza se ascoltato con distanza critica!

Mentre lavoriamo su questi testi (Omero, l'oratoria, e la lirica, la tragedia, la storiografia...) cercando di individuare e vagliare le mosse argomentative, in classe ci fermiamo spesso a discutere sulla responsabilità a cui siamo chiamati nei confronti del nostro Paese: la responsabilità di consegnare al futuro, attraverso la memoria, ma anche attraverso scelte, decisioni, azioni, l'esempio di uomini che hanno fondato il vivere civile sull'impegno della ragione ancor prima che sull'impegno etico, riconoscendo che "gli uomini hanno una tensione naturale al vero" e che "per natura il vero e il giusto sono più forti del loro contrario" (Arist.Retorica, 1355a). 

È la certezza della forza vincente di questa attrattiva che il mondo classico ci ha lasciato in eredità e che può rigenerare l'attitudine al ragionar civile e quindi la vita democratica. La nostra civiltà in crisi, la nostra travagliata società può permettersi di disperdere questa eredità? Sotto questa luce il liceo classico forse può rivelarsi un po' diverso dallo stereotipo di scuola difficile e distante dalle sfide del presente.

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