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SCUOLA/ Genitori, tre domande per scegliere quella giusta

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La prima domanda che mi sono posto quando ho scelto la scuola per le mie figlie, e che ripropongo ancora oggi ai genitori che vengono nella mia scuola, è la seguente: "Questa scuola con i suoi insegnanti, la sua organizzazione (attività e tempo), con la sua offerta formativa promuove in mia figlia un metodo di studio e quindi il desiderio di imparare a stare al mondo proprio grazie alle cose che le vengono insegnate e fatte studiare?". Ma altre due domande secondo me sono d'obbligo.

Prego.
"Questa scuola considera i genitori una controparte, dei rompiscatole da tenere lontani, dei galoppini per le sue iniziative oppure li vede come partner con un ruolo specifico nel perseguimento dello scopo della scuola che è quello di educare istruendo?" La terza domanda: "Cosa dicono le famiglie i cui figli frequentano questa scuola, come entrano ed escono dalle sue aule gli studenti, quale clima umano si respira nei suoi corridoi, quale idea di lavoro e di uomo traspare dai suoi muri?" Queste le domande.

E le risposte?
Le risposte le cerco ascoltando chi frequenta, interrogando anche gli abitanti vicini all'edificio della scuola, partecipando ad eventuali momenti pubblici che questa scuola propone non solo all'Open Day.

Ormai la maggioranza delle scuole, sia statali che paritarie, nel periodo novembre-gennaio attiva gli Open Day per richiamare l'attenzione su di sé e far incontrare alle famiglie e agli studenti la propria offerta. E' davvero importante andare a vedere? Non si corre il rischio di imbattersi in "vetrine" senza un reale contenuto? Come si fa a capire cosa è davvero buono e vero?
È vero, ormai tutte le scuole fanno l'Open Day. Spesso è una semplice, legittima e, forse, doverosa operazione di marketing. A me piace l'Open Day in cui gli alunni sono davvero protagonisti e fanno vedere che amano la loro scuola, parlano bene di tutti gli insegnanti e mi fanno intuire un valore aggiunto nel loro impegno quotidiano. Diffido da quegli Open Day con un make-up tale da nascondere la "faccia" della scuola così come è nello scorrere dei giorni. Consiglio piuttosto di seguire i lavori in atto durante l'anno, di visitare il sito, di dialogare non solo con i dirigenti e referenti dell'orientamento, di partecipare alle normali manifestazioni scolastiche (tornei, incontri tematici, feste di inizio o fine anno, ecc). In altre parole, non mi interessa la scuola che apre ogni tanto (una o più volte l'anno), ma quella che si struttura e si offre come ambiente (spazio, tempo, trama di rapporti) aperto tutto l'anno, a tutti e a tutto.

L'iscrizione alle superiori è uno snodo particolarmente delicato, perché per la prima volta i ragazzi sono chiamati a individuare il percorso più adatto alle proprie inclinazioni e attitudini. In Italia assistiamo ancora al fenomeno della liceizzazione di massa, che va di pari passo con livelli piuttosto alti di dispersione scolastica. Come è possibile aiutare famiglie e studenti in questo delicato passaggio?



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