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SCUOLA/ Qual è la posta in gioco dello "scontro" fra Cartesio e Pascal?

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In virtù di questo dualismo, Cartesio non è classificabile in nessun modo, e la sua filosofia resta incompiuta, non nel senso che le manchino dei capitoli, bensì, al contrario, perché non soddisfa in pieno né le esigenze delle filosofie religiose, né quelle gnostiche del razionalismo, né quelle agnostiche dell'empirismo. Ciò che qui importa, secondo Borghesi, è che l'ambiguità cartesiana decostruirebbe proprio quell'interpretazione razionalistica tout-court che tende ad appiattirlo sul versante logico-matematico, il che non può avvenire se non al prezzo di rinnegare la sua metafisica.  

Questa ambiguità nondimeno, rende Cartesio contemporaneamente agostiniano e pelagiano, finendo per offrire il fianco alle critiche di Pascal, il quale alla luce della sua esperienza di conversione accuserà sempre Cartesio di essere "inutile e incerto". Per Pascal infatti, la risposta al "dubbio" non può trovarsi nel cogito, in quanto il piano naturale è ferito e guastato dal peccato originale. La soluzione si trova perciò infinitamente più in alto del piano naturale e risiede unicamente nel dono sovrannaturale della fede e nei tesori rivelati della grazia. 

Il Dio cristiano è in altre parole per Pascal un Dio nascosto non solo al mondo, come anche per Cartesio che rispondeva al teologo Henry More osservando che Dio non si trovava in nessun luogo, ma alla stessa intuizione del pensiero, alla stessa interiorità propria dal cogito cartesiano. La conoscenza dell'esistenza di Dio per Pascal non può essere come per Cartesio un processo interno alla ragione, quanto piuttosto un avvenimento sensibile al cuore che è innanzitutto dono di Dio. È qui, nella divisione essenziale tra il Dio dei filosofi e il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe che si consuma il distacco tra Pascal e Cartesio. E tuttavia, proprio il pessimismo di Pascal sulla natura irrimediabilmente corrotta dal peccato conferma, ad avviso di Borghesi, la comune impronta agostiniana moderna, che ultimamente finisce per frangersi da una parte, in Cartesio, nella direzione propriamente platonica dell'illuminazione, e dall'altra parte, in Pascal, in quella teologica e antifilosofica della grazia. 

In realtà, sulla radice agostiniana di Cartesio sono state avanzate molte riserve, come, tra le più autorevoli, quella di Cornelio Fabro che lo colloca tra i padri dell'ateismo moderno in virtù della potenza dissolutrice del suo cogito

Il punto centrale in Cartesio in effetti non deve essere cercato nel suo presunto agostinismo, ma andrebbe piuttosto individuato nella direzione nuova che egli imprime alla filosofia, ovvero l'incapacità di comprendere che il pensiero sorge dalla realtà afferrata dai sensi. 



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