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SCUOLA/ Il lavoro che non si trova? Dipende da una cultura che non funziona

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Il segno culturalmente più complesso di quella visione è l'assenza, dalla legislazione scolastica e dalla pratica didattica, della categoria dell'"esperienza" e quindi della fiducia nella "laboratorialità" come metodo e forma dell'imparare. A cominciare dalla nascita della scuola media unica tutto è stato progressivamente ridotto a teoria: lingua straniera, musica, tecnica, scienze, arte. Dal 1992 si è poi iniziato lo smantellamento degli istituti professionali con la progressiva riduzione dei laboratori. Il recente Riordino gelminiano dei cicli ha praticamente eliminato i laboratori dagli istituti tecnici e li ha ridotti nei professionali a meno di un sesto dell'orario. La stessa forte crisi del modello italiano del liceo (il classico) può essere spiegata all'interno di questa prospettiva.

Si è copiato il mondo universitario, dove non si impara mai "facendo" (insegnando, andando in azienda, praticando la professione) ma solo studiando sui libri.

La conseguenza più evidente di questa dilagante astrazione della cultura scolastica sono stati l'abbandono, la dispersione, la demotivazione, la disciplina, che hanno avuto un crescendo continuo di problematicità, fino ai livelli di allarme attuale.

Se l'aspetto istituzionale del problema (nuove norme) interpella la politica; se la questione didattica riguarda il lavoro di ricerca  e di tentativi quotidiani di chi ama la scuola (bisognerà pur decidere cosa è indispensabile ai vari percorsi di formazione), l'aspetto culturale ed ultimamente educativo del rapporto tra scuola e lavoro ci coinvolge tutti, nessuno escluso, nel ricostituire il legame tra le parole e la realtà dei giovani e della scuola. 



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COMMENTI
12/12/2013 - Di quale cultura si tratta? (enrico maranzana)

Si parla di una scuola che non c’è più: l’ordinamento scolastico ha introdotto il concetto di sistema educativo, costitutivo di un organismo unitario e finalizzato alla promozione delle qualità dei giovani. L’interpretazione di laboratorio che l’articolista offre ne è un esplicito sintomo: i nuovi regolamenti di riordino del 2010 l’hanno puntualmente definito come occasione didattica, necessaria per la presentazione degli aspetti dinamici delle discipline. I laboratori non sono ambienti addestrativi! Una tematica sviluppata in “A scuola si predica bene ma si razzola male” visibile in rete.