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SCUOLA/ Il lavoro che non si trova? Dipende da una cultura che non funziona

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1. Burocrazia e retorica, bassa stima per la formazione e residui dell'ideologia post-comunista, continuano ad impedire l'avvio in Italia di un serio e sistemico affronto del grave problema della disoccupazione giovanile. Ancora di recente un giornale di cultura pragmatica come Il Sole24 Ore parlava dell'apprendistato in Italia come una condizione di lavoro in via di "stabilizzazione", verso la quale il "Governo avrebbe imboccato direzioni di intervento". È difficile individuare testi di norme o proposte di legge che il giornalista avrebbe trovato per documentare quella fiducia. 

Tra l'altro, sostenendo lo stesso giornalista la Germania come modello di istruzione e formazione tecnico-professionale, avrebbe dovuto considerare l'enorme distanza che un intervento italiano dovrebbe colmare: dal tasso disoccupazione giovanile tedesco del 3,8%  al 38% nostrano di agosto 2013, ormai superato dalle ultime verifiche Isfol al 42%.

La distanza tra valanghe di parole e fatti è impressionante.

Il rapporto scuola-lavoro in Italia come sistema non esiste, se vogliamo parlare di qualcosa di simile non diciamo alla Germania (dalla quale siamo lontani anni luce), ma neppure a Francia, Danimarca, Olanda, Finlandia. Esiste piuttosto una vasto volontariato (la forza dell'Italia) sia tra i presidi e docenti che se ne occupano a scuola, sia tra le aziende (quasi tutte solo artigiane) che ospitano studenti 17-19enni in stage formativi.  

Il recente rapporto del Miur (Monitoraggio 2013) sull'alternanza scuola-lavoro ricorda che negli istituti tecnici e professionali solo il 55% degli alunni vive attività di stage in azienda (cioè, quando va bene, due settimane all'anno).

Qualche centinaio di apprendisti 15enni assunti con i corsi provinciali di 180 ore; l'assunzione di qualche centinaio di 18enni diplomati in apprendistato; la recente iniziativa di Federmeccanica per 3.000 contratti di apprendistato per universitari nei prossimi mesi (tra l'altro unica simile iniziativa di un gruppo di imprese in Italia): tutto questo non crea né un sistema e neppure un iniziale percorso. I numeri di contratti che superano le due cifre si limitano al mondo universitario, rispetto al quale tuttavia vi sono invece aziende che, come di recente ha fatto Microsoft Italia, lamentano l'impossibilità di una collaborazione in tal senso.

Il ministero del Lavoro è chiaro (secondo trimestre 2013): queste poche forme, con cui viene attuato l'apprendistato da noi, crollano ogni trimestre del 15%.

In Germania crescono del 14% l'anno e per i posti offerti mancano apprendisti. Con una delegazione di presidi, insegnanti e rappresentanti imprenditoriali della Brianza, nell'ambito di un progetto europeo Leonardo abbiamo conosciuto il sistema duale tedesco, appunto di formazione al lavoro, con il vero apprendistato dai 15 ai 18 anni. Quando si torna in Italia ci si rende conto di quanta verbosità dilaghi sui nostri giornali, nei convegni, per non saper vedere il nostro dramma sistemico!



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COMMENTI
12/12/2013 - Di quale cultura si tratta? (enrico maranzana)

Si parla di una scuola che non c’è più: l’ordinamento scolastico ha introdotto il concetto di sistema educativo, costitutivo di un organismo unitario e finalizzato alla promozione delle qualità dei giovani. L’interpretazione di laboratorio che l’articolista offre ne è un esplicito sintomo: i nuovi regolamenti di riordino del 2010 l’hanno puntualmente definito come occasione didattica, necessaria per la presentazione degli aspetti dinamici delle discipline. I laboratori non sono ambienti addestrativi! Una tematica sviluppata in “A scuola si predica bene ma si razzola male” visibile in rete.