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SCUOLA/ Statale e paritaria, perché non facciamo parlare i costi standard?

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Parlare di retribuzioni nella scuola paritaria, che svolge un servizio pubblico: anche quando sono corrisposte secondo un contratto nazionale, a parità di titoli di docenza, funzioni e obiettivi didattici, risultano inferiori per i propri docenti rispetto ai colleghi della scuola pubblica statale; una lampante ignominia in ogni caso, e se possibile peggio, se la scuola è anche cattolica e le retribuzioni non sono neppure quelle che dovrebbero essere. Forse il Gesù dei Vangeli oggi direbbe: "Si secchi la mano di chi firma i contratti". Ma anche la mano di chi non firma l'accreditamento dei contributi statali alle stesse scuole, semplice restituzione di tasse pagate dai genitori… L'Ira di Dio non è un concetto astratto: c'è e ci sarà.

Parlare col portinaio cingalese che si presenta alla buona scuola pubblica paritaria cattolica con la bimba di tre anni, visino d'angelo: "Posso iscriverla? Mi piace la scuola, la serietà… siamo buddisti, ma non importa". La risposta dovrebbe essere immediata: "Lei paga le tasse da 15 anni in Italia, è genitore; come tale, dice la Costituzione italiana, ha diritto di scelta nel servizio pubblico di istruzione, di cui questa scuola fa parte: il posto c'è; si accomodi!". Parlare anche, però, di quegli oltre 6 miliardi di euro all'anno che lo Stato risparmia, perché il papà cingalese, oltre alle tasse, dovrebbe pagare circa 3.500 euro all'anno per essere libero ed esercitare quel diritto di scelta. Allora: la bambina si accomoda o non si accomoda? Si accomoda se la scuola pubblica paritaria fa i salti mortali (amministrazione e gestione oculate e intelligenti, corpo docente compatto e motivato, fund raising dignitoso e puntuale) per dire un sì che lo Stato per primo dovrebbe dire e non dice.

Parlare di un DL che prevede un potenziamento dei docenti di sostegno nella scuola pubblica statale. Gli 11.878 alunni disabili che frequentano le scuole pubbliche paritarie, che globalmente non costano pressoché nulla allo Stato, si devono arrangiare in classe senza sostegno – benché i loro genitori paghino le tasse – oppure devono affrettarsi ad iscriversi nella scuola pubblica statale, alla faccia della libertà di scelta educativa e al costo, per i contribuenti, di 7mila euro cad. più docente di sostegno.

Parlare anche un po' "elevato": per esempio della cultura dei nostri parlamentari. Non che si voglia fare l'elogio del "pezzo di carta" (ce ne sono di vario genere, anche con timbro albanese), ma i parlamentari laureati sono diminuiti del 40% negli ultimi 20 anni… Di conseguenza l'applicazione allo studio e alla produzione delle leggi, al metodo di analisi, all'impegno della ricerca è un po' in affanno: si capisce talvolta da come aprono la bocca davanti ai microfoni. Conseguenza: è la pacchia dei consulenti, quelli, sì, laureati. Ad esempio, ci sarà bene qualche esploratore che si orienti nella foresta delle ordinanze, circolari, note, decreti, leggi, regolamenti del ministero dell'Istruzione…pare che la legislazione scolastica sia la peggiore: troppo sfoggio di cultura? 



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