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SCUOLA/ Statale e paritaria, perché non facciamo parlare i costi standard?

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Scuola pubblica per tutti, statale e paritaria, non ci resta che scrivere.

O forse no, se il modello è un certo blog condito di volgarità e improperi, per non dire di abbondanti scampoli di ignoranza, anche sintattica e grammaticale.

Allora non ci resta che parlare nel quotidiano. A tu per tu. Con i colleghi di lavoro, con i genitori. Con i ragazzi più grandi. Con il panettiere e con il vicino di posto in treno o in aereo. Con il piccolo artigiano che non trova ragazzi che in emergenza lavorino al sabato. Con la colf peruviana separata e sfruttata dal grande studio legale, che desidera il meglio per il proprio figlio e si presenta alla porta della scuola pubblica paritaria cattolica, la quale ha già dato un astronauta, una famosa giornalista e un membro del Consiglio superiore della magistratura. Il prossimo potrebbe essere lui.

Parlare, magari in inglese o in francese, con il cittadino comunitario, stupefatto, che replica, ad una affermazione del preside di scuola pubblica paritaria: "Cosa? In Italia i genitori pagano gli stipendi ai prof? ma non li paga lo Stato?".

Parlare di scuola, di famiglia, di cultura, di formazione, di diritti, di ricerca, di studio. Parlarne in modo appassionato, tanto più quanto è maggiore l'abisso di ignoranza, ideologismo, grettezza mentale, stupidità percepiti…

Parlare di spending review con il lattaio dell'Ohio (come diceva Montanelli buon'anima): se un alunno di scuola pubblica statale costa in media 8mila euro all'anno e uno di scuola pubblica paritaria ne costa 4mila, e se il risultato finale è identico (diciamo: un cittadino colto che va all'università e che in futuro pagherà le tasse), cosa significa? Il lattaio direbbe: cerchiamo i 4mila che avanzano nelle tasche di qualcuno…

Parlare dei precari di scuola pubblica statale: un esercito di senza-diritti. Per loro il contratto a tempo determinato può scadere a giugno e – se va bene – riprendere a settembre. D'estate non mangiano, sono a dieta. Parlare di ferie non pagate, di stipendi in ritardo di mesi… o condivisi: un po' per uno, a seconda di quello che arriva nella cassa della scuola, prima chi ha famiglia, ai single quello che resta. Qualcuno parla e dice, testuali parole: "Dallo scorso anno è venuto fuori un nuovo decreto per cui i precari come me, che non godevano di tutte le ferie che maturavano  e che solitamente pagavano, adesso devono usufruirne durante l'anno altrimenti perderanno il diritto e non potranno essere pagate. Sa cosa hanno fatto i presidi? Hanno arbitrariamente deciso che per noi poveri precari già sfortunati in tutto (classi peggiori, orari impossibili e tanto altro) i giorni di Natale, Pasqua e Carnevale, che per tutti i docenti di ruolo è sospensione dell'attività didattica, per noi erano ferie..."



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