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SCUOLA/ Il ministro Carrozza e la "pentola" della valutazione

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Infatti all'indubbia competenza scientifica dei cinque componenti della Commissione e al loro innegabile interesse ed impegno per le vicende dalle scuola italiana, corrispondono posizioni alquanto differenziate in tema di valutazione, sia in rapporto ai suoi obiettivi, che ai suoi metodi, con il rischio di tensioni dall'effetto paralizzante più che propositivo. È noto, ad esempio, come il professor Israel sia stato in questi anni uno dei maggiori critici delle prove di valutazione e sostenitore della necessità di concentrare l'attenzione sulla selezione delle eccellenze; come la Pontecorvo sia stata paladina della "slow school", e come Vertecchi − che ha presieduto in passato il Cede, predecessore dell'Invalsi, sia anch'egli un critico delle prove di valutazione fin qui utilizzate. De Mauro, Pontecorvo e Lavinio non possono essere certo considerati dei sostenitori dell'Invalsi. Sembra, dunque, probabile che si determini una profonda discontinuità, che non è detto possa far bene alla cultura della valutazione entrata faticosamente a far parte del mondo scolastico.

Non vorremmo che si tornasse a rimettere in discussione l'essenziale, trincerandosi dietro ai limiti, inevitabili, degli strumenti necessari per raccogliere informazioni valide ed attendibili sull'esperienza in atto: l'essenziale è riconoscere la necessità di comparare i risultati ottenuti attraverso le diverse pratiche didattiche per poter migliorare l'apprendimento degli studenti e l'insegnamento dei docenti. Per anni si è discusso sui programmi, sugli orari (a tempo pieno o parziale), sulle metodologie (e le ideologie) pedagogiche senza porsi il problema di verificare attraverso i frutti (i risultati) la qualità degli alberi (dei discorsi e delle pratiche). Il processo educativo è certamente multidimensionale e richiede tempi lunghi per valutarne appieno i risultati e tuttavia gli insegnanti di ogni ordine e grado esprimono quotidianamente giudizi e valutazioni sui loro allievi, da cui dipendono l'interesse verso lo studio della singola disciplina e lo sprone a migliorare o, al contrario, l'apatia, la delusione, l'abbandono. È a queste dimensioni della fatica scolastica quotidiana che occorre guardare con attenzione per migliorare la qualità e l'efficacia del sistema scolastico nel suo complesso. Chi non disdegna di esercitare quotidianamente la valutazione dei suoi allievi ha spesso resistito all'idea di essere a sua volta valutato dai colleghi, dai dirigenti, dagli organismi esterni. Non tutti i timori sono immotivati, perché nei processi di valutazione possono intervenire anche pregiudizi ideologici, conflitti professionali, logiche di potere che non garantiscono la libertà di insegnamento e di educazione. 

La resistenza verso la valutazione è stata alimentata anche dai suoi possibili risvolti economici, basati sull'introduzione di premi ed incentivi individualizzati, in alternativa ad un malinteso egualitarismo.



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COMMENTI
14/12/2013 - Perché l'Invalsi è tutto da rifare (Vincenzo Pascuzzi)

1) È singolare il fatto che associazioni private (Treellle e la Fondazione per la Scuola) pretendano di indicare al Miur cosa fare riguardo alla scuola pubblica. 2) Finora Invalsi è stato gestito e presieduto - prima da Cipollone poi da Sestito - in situazione di commissariamento straordinario. Il passaggio a una gestione ordinaria è perciò auspicabile. 3) Non si può negare che l’Invalsi si è infiltrato nella scuola ed ha conquistato posizioni o ex lege (per forza) o con astuzie o con disinvolte forzature; l’ultima costituita dalla sua lettera ai presidi del 18 nov. 2013. 4) La contrarietà sostanziale ai test Invalsi è stata testimoniata sia dagli scioperi, sia da motivate opposizioni di docenti fino al limite di alcuni maestri che per ciò hanno subito sanzioni disciplinari (v. in rete “Se non ti piace obbedire, cambia lavoro”). 5) Il comitato tecnico nominato da Carrozza è criticabile non per gli esperti nominati, ma per il fatto che mancano indicazioni politiche e non sono rappresentati docenti, alunni, famiglie (v. in rete “Il prossimo Presidente Invalsi deve essere un veggente?). 6) Tutta l’operazione valutazione andrebbe resettata e rivista, ovviamente Invalsi compreso (v. in rete “Perché l'Invalsi è tutto da rifare”). 7) Occorre un Invalsi-amico, non un Invalsi-sbirro.