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SCUOLA/ Il ministro Carrozza e la "pentola" della valutazione

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Tutti questi problemi richiedono certamente  un supplemento di riflessione e di avvertenza critica, senza arretrare nella sbrigativa rinuncia a ricercare soluzioni valide ed accettabili da tutti. L'esperienza quotidiana indica peraltro che sul grado di apprendimento è possibile trovare un soddisfacente livello di intesa e l'utilizzo di strumenti condivisi.

Nel corso degli ultimi anni alcune difficoltà e resistenze si sono diradate e tendenzialmente unanime è diventata l'idea che la valutazione della scuola debba diventare una pratica tanto essenziale quanto normale. Resta però ampiamente aperta la dialettica tra i sostenitori della autovalutazione e i sostenitori della valutazione esterna, sottratta cioè al giudizio esclusivo dei diretti interessati, attraverso l'apporto (non esclusivo) di esperti esterni. L'insistenza sull'autovalutazione coglie un aspetto oggettivamente importante, perché alcuni elementi di giudizio possono essere individuati  solo dall'interno dell'esperienza scolastica quotidiana. Si tende però a creare un improprio cortocircuito tra la fase di raccolta delle informazioni – che deve seguire criteri standardizzati per consentire la comparazione tra una molteplicità di situazioni – e la fase di interpretazione dei risultati, che richiede un approccio circostanziato, arricchito da informazioni di tipo qualitativo, non standardizzate. 

Lo schieramento favorevole o contrario alle "prove Invalsi" appare sotto questo profilo fuorviante. Le prove Invalsi sono uno strumento (perfettibile) per accumulare conoscenze statisticamente confrontabili e alimentare la riflessione entro le singole scuole; non possono (né vogliono) esprimere "sentenze" definitive sulla cui base distinguere chi è "buono" o "cattivo".  Il dibattito tecnico-metodologico condotto in questi anni ha evidenziato che gli strumenti per condurre una valutazione corretta e approfondita sono molteplici: ben venga dunque il loro utilizzo. Resta però il fatto che, se si vogliono avere dati confrontabili all'interno di ogni singola scuola e tra scuole omogenee, è necessario utilizzare uno strumento nazionale comune elaborato, fino a prova contraria, dall'istituzione a ciò preposta, ovvero l'Invalsi.

Le finalità perseguite fino a questo momento dalle prove Invalsi non coincidono con quelle perseguite dal programma Ocse-Pisa; in quest'ultimo caso interessa soprattutto il confronto tra dati medi nazionali (con al massimo disaggregazioni per macroaree interne), ottenuti attraverso il campionamento di un numero limitato di scuole, mentre le prove Invalsi coinvolgono l'universo degli studenti che frequentano lo stesso tipo di classe e puntano a restituire i dati alle singole scuole e ai singoli collegi insegnanti. 

Su questo punto si deve però segnalare un diffuso sottoutilizzo delle potenzialità; solo una parte dei dirigenti scolastici diffonde i dati disponibili e promuove attività finalizzate alla loro interpretazione e applicazione operativa.  Molti insegnanti avvertono peraltro la necessità di avere risposte più chiare ai loro interrogativi metodologici con l'aiuto di esperti interni o esterni alla loro scuola, attraverso appositi gruppi di riflessione e progettazione. 



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COMMENTI
14/12/2013 - Perché l'Invalsi è tutto da rifare (Vincenzo Pascuzzi)

1) È singolare il fatto che associazioni private (Treellle e la Fondazione per la Scuola) pretendano di indicare al Miur cosa fare riguardo alla scuola pubblica. 2) Finora Invalsi è stato gestito e presieduto - prima da Cipollone poi da Sestito - in situazione di commissariamento straordinario. Il passaggio a una gestione ordinaria è perciò auspicabile. 3) Non si può negare che l’Invalsi si è infiltrato nella scuola ed ha conquistato posizioni o ex lege (per forza) o con astuzie o con disinvolte forzature; l’ultima costituita dalla sua lettera ai presidi del 18 nov. 2013. 4) La contrarietà sostanziale ai test Invalsi è stata testimoniata sia dagli scioperi, sia da motivate opposizioni di docenti fino al limite di alcuni maestri che per ciò hanno subito sanzioni disciplinari (v. in rete “Se non ti piace obbedire, cambia lavoro”). 5) Il comitato tecnico nominato da Carrozza è criticabile non per gli esperti nominati, ma per il fatto che mancano indicazioni politiche e non sono rappresentati docenti, alunni, famiglie (v. in rete “Il prossimo Presidente Invalsi deve essere un veggente?). 6) Tutta l’operazione valutazione andrebbe resettata e rivista, ovviamente Invalsi compreso (v. in rete “Perché l'Invalsi è tutto da rifare”). 7) Occorre un Invalsi-amico, non un Invalsi-sbirro.