BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Il ministro Carrozza e la "pentola" della valutazione

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

Prima delle rilevazioni Invalsi, chiunque poteva sostenere che "Nella regione X le conoscenze medie acquisite dagli studenti erano nettamente inferiori rispetto a quelle della regione Y" senza addurre prove affidabili a favore di questa affermazione (o del suo contrario). Fortunatamente questo approccio non è più praticabile, proprio grazie ai dati accumulati nell'ultimo decennio dall'Invalsi.

Chi li ignora o li denigra − azzerandone il valore scientifico in nome del loro margine di errore (sempre possibile) − sembra una persona acuta, ma sta solo contribuendo alla restaurazione della situazione nella quale nessuno può proporre paragoni quantitativamente provati.

Cui prodest? Di sicuro non alla scuola italiana, dove proprio l'autoreferenzialità ha portato all'attuale deficit di apprendimento e di prosecuzione degli studi. Sarebbe dunque auspicabile che il nuovo presidente non interrompa il cammino avviato. Occorre qualcuno che sia in grado, da una parte, di salvaguardare l'autonomia dell'istituto rispetto al ministero e, dall'altra, di lavorare per rendere i dirigenti e docenti sempre più in grado di servirsi della restituzione dei dati Invalsi per interrogarsi sui punti di forza o di debolezza dell'offerta formativa della scuola in cui operano.

C'è da augurarsi infine che il Comitato non guardi solo al mondo accademico, certamente ricco di competenze, ma talora troppo distante dalla vita concreta della scuola e dalle sue problematiche quotidiane. Su questo punto si può solo auspicare che il Comitato sia capace di ascoltare meglio e di più le competenze e le esperienze del mondo scolastico, di cui fanno parte non solo i singoli dirigenti e il corpo insegnante, ma anche le associazioni professionali da tempo impegnate nella formazione continua dei propri aderenti e nella elaborazione di proposte rivolte al mondo dei decisori politico-istituzionali.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
14/12/2013 - Perché l'Invalsi è tutto da rifare (Vincenzo Pascuzzi)

1) È singolare il fatto che associazioni private (Treellle e la Fondazione per la Scuola) pretendano di indicare al Miur cosa fare riguardo alla scuola pubblica. 2) Finora Invalsi è stato gestito e presieduto - prima da Cipollone poi da Sestito - in situazione di commissariamento straordinario. Il passaggio a una gestione ordinaria è perciò auspicabile. 3) Non si può negare che l’Invalsi si è infiltrato nella scuola ed ha conquistato posizioni o ex lege (per forza) o con astuzie o con disinvolte forzature; l’ultima costituita dalla sua lettera ai presidi del 18 nov. 2013. 4) La contrarietà sostanziale ai test Invalsi è stata testimoniata sia dagli scioperi, sia da motivate opposizioni di docenti fino al limite di alcuni maestri che per ciò hanno subito sanzioni disciplinari (v. in rete “Se non ti piace obbedire, cambia lavoro”). 5) Il comitato tecnico nominato da Carrozza è criticabile non per gli esperti nominati, ma per il fatto che mancano indicazioni politiche e non sono rappresentati docenti, alunni, famiglie (v. in rete “Il prossimo Presidente Invalsi deve essere un veggente?). 6) Tutta l’operazione valutazione andrebbe resettata e rivista, ovviamente Invalsi compreso (v. in rete “Perché l'Invalsi è tutto da rifare”). 7) Occorre un Invalsi-amico, non un Invalsi-sbirro.