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SCUOLA/ A chi giova dire il falso? Israel (Comitato Invalsi) risponde alle critiche

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Un vecchio, consunto, scorretto – ma evidentemente ancora ritenuto efficace – stratagemma per screditare è far credere che chi critica una particolare concezione della valutazione sia nemico della valutazione tout court

Trovo persino umiliante dover ribadire – come quegli imputati che nei processi staliniani protestavano invano la loro fede comunista – che non sono affatto critico della valutazione. Al contrario. Ho difeso in innumerevoli occasioni la necessità assoluta di una valutazione seria per riqualificare l'istruzione. Semplicemente, ho le mie opinioni al riguardo, contestabili ma che spero sia ancora legittimo avanzare, a meno che non si sia entrati in un regime di pensiero unico, in cui o la si pensa in un certo modo o si è un nemico sociale, una persona pericolosa. Mariella Ferrante aggiunge pure che "oltre ad essere uno dei maggiori critici delle prove di valutazione" – il che è un altro falso dello stesso genere di quello precedente, perché non esiste un unico genere di prove di valutazione a meno che non si sia deciso di dare il cervello all'ammasso – sarei "un sostenitore della necessità di concentrare l'attenzione sulla selezione delle eccellenze". 

Sarebbe da ridere se non vi fosse da piangere nel vedere il confronto di idee ridotto a un simile livello. La penso esattamente al contrario e da anni predico che stiamo costruendo nei fatti la tanto deprecata "scuola di classe", in cui avanzano soltanto le eccellenze (per censo, ceto o altri privilegi) e il resto viene appiattito verso il basso. Sono fermo sostenitore di un'istruzione che faccia avanzare tutti verso il livello più alto possibile – altro che "selezionare" le eccellenze! – e trovo deprecabili alcuni modelli stranieri che puntano verso questo modello di tipo aristocratico e classista. Quale è il senso di dare simili presentazioni caricaturali delle opinioni altrui?

Una sommessa richiesta: per favore, smettetela di strattonare in questo modo scorretto, con smaccati tentativi di screditare e condizionare. Un conto è esprimere le proprie opinioni in merito alle modalità della valutazione e, com'è legittimo, difenderle. Altro conto è screditare a priori chi si ritiene non la pensi come te dando un'immagine totalmente falsata e storpiata delle sue opinioni. Se i membri del Comitato hanno – come concede Ferrante – indubbia competenza scientifica e interesse per la scuola, sarebbe il caso di lasciarli lavorare in pace e giudicare dopo. Per parte mia, dopo aver detto quanto precede non interverrò più in nessun caso. Neppure in presenza di ingiurie. Tanto peggio per chi vorrà indulgere al costume nazionale di mettere in piedi la solita insulsa contrapposizione tra guelfi e ghibellini, che oltretutto qui non si capisce neppure chi siano, visto che sono dispersi disordinatamente da tutte le parti.



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COMMENTI
15/12/2013 - Per il poco che conta... (Franco Labella)

Per il poco che conta sottoscrivo e condivido in toto quanto scritto dal prof. Israel anche perché alcune sue considerazioni erano state esattammente le mie dopo aver letto l'articolo di Mariella Ferrante.