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SCUOLA/ Il Clil ha bisogno solo di competenza o anche di libertà?

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Detto ciò, la Lombardia  appare come un caso particolarmente felice (soprattutto alle due docenti arrivate da Teramo per partecipare al seminario sul Clil) per chi insegna in uno degli 80 licei linguistici statali, anche se non si può dire lo stesso per chi è in servizio, o forse è più corretto dire "assunto", trattandosi di "aziende" di varia natura, spesso cooperative di genitori, presso uno dei 40  licei linguistici paritari presenti nella regione, questi ultimi esclusi, fin dalla prima tornata di corsi e nel silenzio generale, dal percorso di formazione e certificazione rispetto all'adempimento pur loro richiesto dell'obbligo di legge e il loro attuale coinvolgimento nelle rete e sottoreti regionali Clil.  Ma anche nella fortunata Lombardia basteranno a formare e certificare tutti i docenti i 7 corsi metodologici in attivazione, finanziati, assieme ai 33 corsi linguistici, attraverso uno stanziamento di 335mila euro per la formazione, e che andranno ad affiancarsi ai tre corsi in tutta la Lombardia (numero massimo di 30 partecipanti come da bando dell'aprile 2012) della prima tornata?  Probabilmente no, anzi, sicuramente no, almeno per tutti i docenti Dnl dei linguistici paritari che sono, a mio parere secondo una norma ai limiti della legalità, esclusi dalla formazione. 

Se le risorse umane e finanziarie non sono molte, un modello cooperativo e sussidiario può forse essere di aiuto? Un modello quale quello offerto dall'azione congiunta delle quattro scuole non statali che hanno dato vita, in poco più di un anno e mezzo di attività, a tre seminari di formazione sul Clil in continuità fra loro, attenti a recepire le richieste dei numerosi partecipanti e capaci di coinvolgere docenti di scuole anche statali come relatori e tutors di laboratorio, secondo la logica de  "La buona scuola all'opera", il titolo del secondo seminario del 13 aprile 2013?

Il terzo seminario ha visto la partecipazione di circa 120 docenti, per la stragrande maggioranza  docenti Dnl; la percentuale dei docenti Dnl è salita dal 40% circa del primo seminario del 23 novembre 2012 all'attuale 73%, e i docenti di lingue straniere presenti provenivano in gran parte  dalla secondaria di primo grado, dove i percorsi Clil sorgono per libera iniziativa e non per obbligo di legge, e dove i contenuti disciplinari, vista età e competenze linguistiche degli studenti, sono meno complessi. Entrambi i dati statistici sono segnali sia della urgenza del tema che della validità del percorso di formazione offerto nei seminari per chi ne deve/vuole essere il soggetto erogatore. Altra good news.

È da segnalare tuttavia che, per alzata di mano su richiesta di Langé, solo un 10% circa dei partecipanti al seminario aveva letto un documento fondamentale per l'attuazione dei percorsi Clil, le cosiddette "Norme transitorie", che contengono fra le altre un'indicazione fondamentale dal punto di vista metodologico; non 100% Clil (come originariamente previsto dalla Riforma dei cicli), ma massimo 50% del monte ore curricolare, a salvaguardia della lingua madre nella disciplina in cui si sia previsto l'attivazione della metodologia Clil. Man mano che le domande della Langé si inoltravano sulle risorse disponibili on line per la formazione, le mani erano sempre meno numerose.  




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