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SCUOLA/ I "cattivi" dell'Invalsi e le magnifiche sorti dell'Italia

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Si tratta in questo caso non di diffidenza bensì di vera e propria lesa maestà: un "Istituto di ricerca" (che non è l'"accademia" titolata a ricercare) utilizza in corpore vili gli strumenti psicometrici senza passare dall'approvazione dell'università: questo pare di capire dalla lettera. Da come è costruita la frase si capisce che i "consulenti" e gli "esperti" sono persone inaffidabili e incompetenti. 

Mi dispiace parecchio che si pensi che chi lavora per l'Invalsi sia una specie di azzeccagarbugli che non ha alcuna qualifica per farlo. Evidentemente non tutti gli esperti e i consulenti hanno una carriera universitaria alle spalle (qualcuno sì), ma l'esperienza che serve per confezionare prove e quesiti richiede comunque anni di affinamento: saper calibrare il livello di difficoltà, costruire distrattori efficaci, sottoporre il proprio operato alla verifica impietosissima del pretest, che mostra ogni minima macchiolina di quello che si è fatto, non è proprio cosa da nulla. Saper leggere le tabelle che presentano i risultati, i grafici e le curve di Rasch, fare ipotesi realistiche sulle ragioni dei malfunzionamenti: non si può dire che ciò non richieda una preparazione e una seria conoscenza di quello che avviene, né si può affermare che tale conoscenza non sia presente nei membri dei gruppi di lavoro, almeno a leggere i Rapporti tecnici. 

Possibile poi che i responsabili della conduzione del gruppo, che sono ricercatori selezionati per concorso pubblico (questa volta non sono consulenti, ma personale interno), non abbiano alcuna competenza scientifica? E che dire dei due ultimi presidenti, che fanno parte comunque di un istituto di ricerca di livello internazionale? Chi può fare ricerca in Italia? 

Forse quello che è mancato all'Istituto è la capacità di convincere il paese della bontà dell'operazione: i Rapporti sono troppo scientifici e troppo poco popolari, non riuscendo in tal modo ad agganciare né la comunità scientifica né il popolo. Non c'è stata un'interlocuzione con le scuole fatta con semplicità, gli strumenti da mettere insieme per capire l'operazione non di rado sono macchinosi, lo sforzo richiesto agli insegnanti è oggettivamente gravoso, il lavoro da fare sulle prove e sui loro risultati è senza dubbio impegnativo. C'è una distanza che non è stata colmata, una comunicazione che non è avvenuta, una solidità all'interno che non è diventata apertura all'esterno, un feeling che non è scattato. Ma questo non ha niente a che fare con la psicometria. 

La diffidenza sulle prove non è mai stata motivata dalle metodologie e nemmeno dallo spostamento sulle "competenze", di cui semmai nella scuola si parla in positivo. La gente di scuola è diffidente per altri motivi, e il sospetto è che sia facilissimo cavalcarli. Ecco perché mi suona doloroso sapere che in Italia un lavoro degno e in fondo trasparente, fatto per un bisogno reale della collettività, non abbia credito. Dovremmo meditare sulle nostre sorti "magnifiche e progressive", prima di cambiare linea.



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COMMENTI
18/12/2013 - LO CONFESSO (Gianni MEREGHETTI)

Lo confesso, io sono tra coloro che non ha ancora capito il lavoro fatto dall'INVALSI. Certamente ho una grande responsabilità io e me le assumo, spero si possa chiarire i tanti dubbi che mi sono portato dietro in questi anni. Senza aver nulla da imputare a chi ha lavorato e con intelligenza a preparare i test dell'INVALSI vorrei solo che si possa tornare a chiarire cosa significhi una valutazione nazionale e se sia proprio necessaria. Io ho i miei dubbi, perchè una valutazione è sempre in azione e non si può fissare un risultato, tantomeno ottenerlo con domande standard. E' il sistema di una valutazione standardizzata che io faccio fatica a capire e che sento astratta, cioè non inerente a quello che avviene dentro il rapporto educativo. Questo mi sembra il difetto fondamentale di questo sistema di valutazione che può comunque essere usato come strumento per una valutazione che non può essere ridotta ai risultati misurati dai test dell'Invalsi. Sarebbe comunque interessante capire come si possa valutare una scuola, certo i test dell'Invalsi, ma vi sono altri fattori come il gradimento da parte di studenti e famiglie o come il successo o l'insuccesso nel futuro processo scolastico. Quindi consideriamo tutti i fattori tenuto conto che le scuole sono valutate dalla efficacia educativa che hanno o che non hanno. In un sistema educativo libero dove le scuole che valgono stanno in piedi, quelle che non valgono chiudono la questione e' risolta, sono i genitori che valutano la scuola.

 
18/12/2013 - per Valentina Timillero (enrico maranzana)

La Sua affermazione: i POF sono la risultanza di un copia e incolla è una sottolineatura positiva dell'argomentazione principale del mio commento. La febbre è un sintomo .. il problema è diagnosticarla!

 
18/12/2013 - Dall'università .. poco (ROBERTO PELLEGATTA)

Grazie della lucidità e chiarezza del testo. Ma dall'Università (salvo se solite e limitate eccezioni) è possibile aspettarsi contributi tecnici competenti sulla scuola ? Ho rarissime e molto isolate esperienze positive in tal senso. D'altra parte anche da loro non è che la valutazione sia una "cultura" ordinaria. Ho sempre conosciuto (ripeto, tranne eccezioni) un mondo lontano dal mondo reale, specie lontanissimo dalla scuola reale.

 
18/12/2013 - Sciocchezze e potere (Valentina Timillero)

Come sempre, alcuni commenti aiutano a capire, "a contrariis", perché la scuola non funziona. Pensare che una valutazione esterna debba "validare" (??) quello che un collegio dei docenti copincolla in un Pof, o che l'Invalsi abbia "deciso di ostruire il canale informativo che connette il Miur agli istituti scolastici" è scambiare con la realtà le proprie fantasie (guastate ormai senza rimedio dallo sciocchezzaio scolastichese). L'Invalsi, a quel che ho avuto modo di vedere dalle prove svolte dai miei figli, non si è proposta nient'altro che di verificare l'occorrenza di certi errori nelle competenze degli studenti (attraverso l'esecuzione di prove uguali per tutti). Ritenere che valutazioni standard fatte in tutta Italia abbiano "gettato la gestione scolastica nell’indeterminatezza e nella confusione" è, ancora una volta, mistificare la realtà. Quindi senza prove Invalsi tutto filava liscio, vero? La scuola andava a gonfie vele e si "governava" alla perfezione… ma come no. Bell'articolo, che mette in evidenza la iattanza di certa accademia. "Il potere logora chi non ce l'ha".

 
18/12/2013 - ma le critiche sui contenuti esistono (cristiano corsini)

Nel complesso, del contributo di Daniela Notarbartolo, condivido l'invito rivolto alla comunità accademica a intervenire più esplicitamente sui contenuti: a farlo, pur non essendo il solo, non posso dire che siamo in molti. Vorrei però che venisse considerato che le critiche agli strumenti esistono, sono circostanziate e riguardano tanto la loro validità quanto la loro affidabilità. Esistono e sono pubblicate sulle riviste specializzate. Esse sono basate sull'analisi delle prove e su quella dei rapporti tecnici pubblicati dall'Invalsi, dai quali emerge: l'inadeguata rappresentazione di elementi del costrutto nel contenuto, l'incapacità di costruire prove a criterio, l'insufficiente rappresentazione dei livelli di difficoltà (vedi Rasch), qualche problema di discriminatività di alcuni quesiti (ancora: Rasch). PS. allego link a un articolo sulle prove di Italiano del 2012 http://www.sird.it/index.php?option=com_phocadownload&view=category&id=33:numero-10-anno-vi-giugno-2013&Itemid=113

 
18/12/2013 - L'invalsi, il figlio dell'incompetenza (enrico maranzana)

“Forse quelle che è mancato all’Istituto è la capacità di convincere il paese della bontà dell’operazione”: BONTA? L’Invalsi è nato nel 2003 per onorare gli impegni che l’Italia aveva assunto in Europa: è stata bypassata l’esigenza di accertare e di validare le politiche formative, educative e dell’istruzione che le scuole AVREBBERO DOVUTO enunciare nei POF. E’ stato trascurato il fatto che la valutazione esterna DEVE studiare l’efficacia del servizio, esprimendo un giudizio fondato sul grado d’adempimento del mandato che DOVREBBE ESSERE la sostanza della vita delle scuole. Si è invece deciso di ostruire il canale informativo che connette il Miur agli istituti scolastici. L’ elaborazione delle linee strategiche è oggi affidata all’istituto di valutazione che effettua “periodiche rilevazioni nazionali sugli apprendimenti e sulle competenze degli studenti, predisposte e organizzate dall’Invalsi anche in raccordo alle analoghe iniziative internazionali”. Le scuole si autovaluteranno “sulla base di tali rilevazioni e delle elaborazioni sul valore aggiunto”. Perché si è voluto gettare la gestione scolastica nell’indeterminatezza e nella confusione?