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SCUOLA/ I "cattivi" dell'Invalsi e le magnifiche sorti dell'Italia

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Caro direttore,
l'iniziativa del ministro Carrozza e la conseguente istituzione del Comitato per selezionare il nuovo presidente dell'Invalsi ha (ri)messo in circolo la lettera al ministro inviata nel luglio scorso per iniziativa di Fabio Lucidi, Pietro Lucisano e Renata Maria Viganò da alcuni professori universitari (l'elenco dei firmatari conta 95 professori di pedagogia sperimentale o psicometria di varie università italiane).

Vi si afferma il disagio vissuto "a fronte di un uso talvolta inappropriato degli strumenti di misura degli apprendimenti e, in particolare, delle prove strutturate. Specifici errori nella costruzione o nell'uso di questi strumenti, invece di contribuire a diffondere una seria cultura della valutazione rischiano di generare incidenti di percorso, gettando discredito su pratiche scientifiche che nel tempo hanno consolidato procedure e modelli di analisi rigorosi e affidabili". 

A parte la differenza che esiste fra prove strutturate e prove standardizzate, sarebbe interessante sapere quali aspetti dei rapporti tecnici presentati annualmente dall'Invalsi nel mese di luglio non hanno soddisfatto i requisiti di scientificità. Non mi ricordo per esempio che sul delicato tema della misura della propensione al cheating vi sia stato un contributo fattivo all'elaborazione di un quadro teorico e di un algoritmo migliore di quello utilizzato da Invalsi. 

Né mi ricordo che a seguito della pubblicazione di un Rapporto sia comparsa una presa di posizione pubblica su qualche aspetto di dettaglio. I Rapporti vengono pubblicati, ma giacciono inutilizzati: dalla scuola perché sono troppo tecnici, dagli addetti ai lavori perché ... non so perché. Che io sappia, in 5 anni di gestione dell'Invalsi da parte della Banca d'Italia la comunità accademica non ha dato grandi contributi propositivi. Il bando di ricerca dell'Invalsi rivolto l'anno scorso proprio all'università per chiedere contributi di ricerca sull'aspetto metodologico non ha certo visto una partecipazione di massa di psicometristi e pedagogisti. 

Sarebbe bello che in questa occasione venissero fuori i paper, le pubblicazioni, gli studi di caso che mostrano un uso inappropriato degli strumenti oppure che suggeriscono modalità alternative di risolvere le questioni tecniche, magari con un repository di studi di accademici italiani nel merito della costruzione delle prove e dell'uso dei dati. Il fatto è che da anni lamentiamo come sulle prove Invalsi si siano visti solo o i titoli di quotidiani, o gli attacchi spesso non argomentati dei detrattori. 

La ragione delle critiche dei pedagogisti-psicometristi pare emergere dove in seguito si dice che "la Docimologia e la Psicometria sono state espropriate ai settori scientifici di competenza e affidate a consulenti ed esperti con il risultato di alimentare sospetti e resistenze nei confronti dei processi di selezione e valutazione". 



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COMMENTI
18/12/2013 - LO CONFESSO (Gianni MEREGHETTI)

Lo confesso, io sono tra coloro che non ha ancora capito il lavoro fatto dall'INVALSI. Certamente ho una grande responsabilità io e me le assumo, spero si possa chiarire i tanti dubbi che mi sono portato dietro in questi anni. Senza aver nulla da imputare a chi ha lavorato e con intelligenza a preparare i test dell'INVALSI vorrei solo che si possa tornare a chiarire cosa significhi una valutazione nazionale e se sia proprio necessaria. Io ho i miei dubbi, perchè una valutazione è sempre in azione e non si può fissare un risultato, tantomeno ottenerlo con domande standard. E' il sistema di una valutazione standardizzata che io faccio fatica a capire e che sento astratta, cioè non inerente a quello che avviene dentro il rapporto educativo. Questo mi sembra il difetto fondamentale di questo sistema di valutazione che può comunque essere usato come strumento per una valutazione che non può essere ridotta ai risultati misurati dai test dell'Invalsi. Sarebbe comunque interessante capire come si possa valutare una scuola, certo i test dell'Invalsi, ma vi sono altri fattori come il gradimento da parte di studenti e famiglie o come il successo o l'insuccesso nel futuro processo scolastico. Quindi consideriamo tutti i fattori tenuto conto che le scuole sono valutate dalla efficacia educativa che hanno o che non hanno. In un sistema educativo libero dove le scuole che valgono stanno in piedi, quelle che non valgono chiudono la questione e' risolta, sono i genitori che valutano la scuola.

 
18/12/2013 - per Valentina Timillero (enrico maranzana)

La Sua affermazione: i POF sono la risultanza di un copia e incolla è una sottolineatura positiva dell'argomentazione principale del mio commento. La febbre è un sintomo .. il problema è diagnosticarla!

 
18/12/2013 - Dall'università .. poco (ROBERTO PELLEGATTA)

Grazie della lucidità e chiarezza del testo. Ma dall'Università (salvo se solite e limitate eccezioni) è possibile aspettarsi contributi tecnici competenti sulla scuola ? Ho rarissime e molto isolate esperienze positive in tal senso. D'altra parte anche da loro non è che la valutazione sia una "cultura" ordinaria. Ho sempre conosciuto (ripeto, tranne eccezioni) un mondo lontano dal mondo reale, specie lontanissimo dalla scuola reale.

 
18/12/2013 - Sciocchezze e potere (Valentina Timillero)

Come sempre, alcuni commenti aiutano a capire, "a contrariis", perché la scuola non funziona. Pensare che una valutazione esterna debba "validare" (??) quello che un collegio dei docenti copincolla in un Pof, o che l'Invalsi abbia "deciso di ostruire il canale informativo che connette il Miur agli istituti scolastici" è scambiare con la realtà le proprie fantasie (guastate ormai senza rimedio dallo sciocchezzaio scolastichese). L'Invalsi, a quel che ho avuto modo di vedere dalle prove svolte dai miei figli, non si è proposta nient'altro che di verificare l'occorrenza di certi errori nelle competenze degli studenti (attraverso l'esecuzione di prove uguali per tutti). Ritenere che valutazioni standard fatte in tutta Italia abbiano "gettato la gestione scolastica nell’indeterminatezza e nella confusione" è, ancora una volta, mistificare la realtà. Quindi senza prove Invalsi tutto filava liscio, vero? La scuola andava a gonfie vele e si "governava" alla perfezione… ma come no. Bell'articolo, che mette in evidenza la iattanza di certa accademia. "Il potere logora chi non ce l'ha".

 
18/12/2013 - ma le critiche sui contenuti esistono (cristiano corsini)

Nel complesso, del contributo di Daniela Notarbartolo, condivido l'invito rivolto alla comunità accademica a intervenire più esplicitamente sui contenuti: a farlo, pur non essendo il solo, non posso dire che siamo in molti. Vorrei però che venisse considerato che le critiche agli strumenti esistono, sono circostanziate e riguardano tanto la loro validità quanto la loro affidabilità. Esistono e sono pubblicate sulle riviste specializzate. Esse sono basate sull'analisi delle prove e su quella dei rapporti tecnici pubblicati dall'Invalsi, dai quali emerge: l'inadeguata rappresentazione di elementi del costrutto nel contenuto, l'incapacità di costruire prove a criterio, l'insufficiente rappresentazione dei livelli di difficoltà (vedi Rasch), qualche problema di discriminatività di alcuni quesiti (ancora: Rasch). PS. allego link a un articolo sulle prove di Italiano del 2012 http://www.sird.it/index.php?option=com_phocadownload&view=category&id=33:numero-10-anno-vi-giugno-2013&Itemid=113

 
18/12/2013 - L'invalsi, il figlio dell'incompetenza (enrico maranzana)

“Forse quelle che è mancato all’Istituto è la capacità di convincere il paese della bontà dell’operazione”: BONTA? L’Invalsi è nato nel 2003 per onorare gli impegni che l’Italia aveva assunto in Europa: è stata bypassata l’esigenza di accertare e di validare le politiche formative, educative e dell’istruzione che le scuole AVREBBERO DOVUTO enunciare nei POF. E’ stato trascurato il fatto che la valutazione esterna DEVE studiare l’efficacia del servizio, esprimendo un giudizio fondato sul grado d’adempimento del mandato che DOVREBBE ESSERE la sostanza della vita delle scuole. Si è invece deciso di ostruire il canale informativo che connette il Miur agli istituti scolastici. L’ elaborazione delle linee strategiche è oggi affidata all’istituto di valutazione che effettua “periodiche rilevazioni nazionali sugli apprendimenti e sulle competenze degli studenti, predisposte e organizzate dall’Invalsi anche in raccordo alle analoghe iniziative internazionali”. Le scuole si autovaluteranno “sulla base di tali rilevazioni e delle elaborazioni sul valore aggiunto”. Perché si è voluto gettare la gestione scolastica nell’indeterminatezza e nella confusione?