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SCUOLA/ Si può spiegare l'Ulisse di Dante senza averlo mai visto?

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Il volto del timoniere di Ulisse, gruppo della Scilla (I sec. a.C.)  Il volto del timoniere di Ulisse, gruppo della Scilla (I sec. a.C.)

Però: «se lei li incontrasse oggi…». Sì, se li vedeva: vide che mai si era chiesta se quell'amore del quinto canto poteva chiamarsi amore oppure no, se sua figlia, se lei da ragazza, se i suoi alunni c'entrassero per caso qualcosa con quel canto. Eccoli, quei due, alle 8, davanti al cancello della scuola, che si baciavano la bocca senza nemmeno tremare: beh, quella cosa lì in effetti non era amore, era una ragione sottomessa all'ormone. 

Le stelle, poi, quelle tre epifore in clausola a ciascuna cantica, le piombarono addosso, una sera, chiedendole: «ma tu che ci hai spiegato da trent'anni, tu ti sei mai sentita disposta a salire fin qui, come sta scritto in fondo al Purgatorio?». In effetti, ne aveva sempre parlato e non le era mai successo di desiderarlo. Non avrebbe saputo fare un esempio concreto, accaduto, di una qualsiasi delle affermazioni di Dante. Un Ulisse non l'aveva mai incontrato, e forse per questo dopo il ventiseiesimo canto assegnava temi sui limiti della scienza e sul rapporto con la fede: perché le mancava l'esperienza di un Ulisse, di un andare oltre, di un naufragio. 

Certo, ne aveva passate tante nella vita, ma erano fatti suoi, i suoi dolori profondi e nascosti. Da non dare in pasto a quelle fiere. Ulisse andava oltre: ma oltre cosa? Lei stava tanto bene, qui. Cosa fosse quella voglia di andare al di là delle colonne d'Ercole, fuori dai libri, non se lo ricordava più. Né si era più sentita dentro una selva oscura, o forse ci si era assuefatta: era la selva del peccato e basta, quella, Sapegno docet, le note parlavano chiaro. 

Iniziava tuttavia a tremare di un terrore inconfessato. Di dover ritornare in quella classe, e incrociare di nuovo lo sguardo di quel 5. Se lo immaginava mentre la aggrediva di domande, in un'interrogazione senza scampo: «Lei, prof, lo sa cos'è la selva oscura? Sa come ci si sente a trovarcisi dentro? Lei che parla tanto di Virgilio come allegoria della ragione, lei, ce l'ha qualcuno a cui grida "miserere di me"? Segue qualcuno o fa da sola? Ne ha bisogno o ritiene che ognuno deve cavarsela da sé e che Dante, siccome segue una guida, sia un debole? Se io mi mettessi a seguire qualcuno, cosa penserebbe di me? Lei ce l'ha una Beatrice? Mi racconta "una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare"? Ha bruciato d'invidia pensando a cosa mai potesse avere Beatrice più di lei, perché proprio a lei sia capitata la fortuna di un Dante che l'ha amata così, e che ha detto di lei quello che nessuno ha mai detto di nessuna? 



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COMMENTI
02/12/2013 - Senza speranza? (daniela graffigna)

Non c'è quindi alcuna possibilità/speranza di cambiamento per la categoria insegnanti? Ed occuparsi di pof, bes, e quant'altro negherà sempre la possibilità di essere un insegnante vivo?

RISPOSTA:

No, perché non c'è speranza? Basta entrare nell'oceano. E in una barca che attraversa l'oceano c'è abbastanza spazio per tante cose, tranne ovviamente per quelle inutili. Ma è dal punto di vista dell'oceano che un insegnante si rende conto se con Pof, Bes e allitterazioni sta aiutando i suoi alunni a navigare o se li sta facendo "saltellare su e giù nelle pozzanghere di fango". VC