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SCUOLA/ Si può spiegare l'Ulisse di Dante senza averlo mai visto?

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Il volto del timoniere di Ulisse, gruppo della Scilla (I sec. a.C.)  Il volto del timoniere di Ulisse, gruppo della Scilla (I sec. a.C.)

E che l'inferno… già, che diavolo è l'inferno? Davvero le fiamme, le corna e i forconi? La favoletta della voragine con al centro Lucifero e i gironi e le bolge eccetera eccetera? «Voi l'avete mai visto l'inferno?»: avrebbe potuto cominciare così, la sua prima lezione di una nuova carriera. «Mettiamoci insieme a guardare il mondo e a vedere dove si insinua l'inferno, in noi, nei nostri amici, nel mondo intero. Proviamo a guardare le cose con gli occhi di Dante, con la spina nel fianco delle sue parole». 

Era una tentazione troppo attraente. Un brivido le salì lungo la schiena: sospettò che tra l'altro questo nuovo metodo non fosse nemmeno il regno dell'improvvisazione e del giovanilismo, e che chiasmi e teorie dei due soli, anzi, erano solo giochini rispetto a tutta la strada che ci voleva per imparare a guardare quei disgraziati dei suoi alunni come Dio aveva guardato Manfredi, e per sentirsi rigirata in ciò che desiderava e che voleva, che è l'approdo dichiarato del poema. Insomma, lei era sì esperta dei libri, ma uno come fa a essere esperto dei libri se non brucia per «divenir del mondo esperto, e de li vizi umani e del valore»? Va bene, non sarebbe bastato soltanto l'«ardore», altrimenti anche lei non avrebbe evitato il naufragio. Ma ormai, come Ulisse, aveva visto l'oceano, quello sterminato che sta fuori dal mediterraneo dei paragrafi. Magari si sarebbe sentita un po' spersa all'inizio, e forse non solo all'inizio. Sarebbe entrata nell'«alto mare aperto», oltrepassate le colonne d'Ercole delle note al testo. Ne valeva la pena. 

Ma giunta a tanto «picciola vigilia» non se la sentì. C'era il programma da mandare avanti. Le spiegazioni da fare. Le interrogazioni da finire. Gli strumenti da fornire agli studenti. Le competenze. I bes. I pof. Le allegorie. Il saggio breve. Il progetto teatro. Il corso sulla legalità. Le lecturae Dantis. Non si poteva proprio. C'era tutto Dante ancora da fare. E da far odiare.

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COMMENTI
02/12/2013 - Senza speranza? (daniela graffigna)

Non c'è quindi alcuna possibilità/speranza di cambiamento per la categoria insegnanti? Ed occuparsi di pof, bes, e quant'altro negherà sempre la possibilità di essere un insegnante vivo?

RISPOSTA:

No, perché non c'è speranza? Basta entrare nell'oceano. E in una barca che attraversa l'oceano c'è abbastanza spazio per tante cose, tranne ovviamente per quelle inutili. Ma è dal punto di vista dell'oceano che un insegnante si rende conto se con Pof, Bes e allitterazioni sta aiutando i suoi alunni a navigare o se li sta facendo "saltellare su e giù nelle pozzanghere di fango". VC