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SCUOLA/ I genitori e la scelta: attenti alla trappola degli "specialisti"

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Una didattica innovativa, creativa, coinvolgente aperta al confronto con il mondo accademico e delle professioni, riabilita il ruolo di un docente professionista, guida e formatore nell'orientamento formativo dei giovani. Docenti aggiornati e competenti che trasmettendo passione educativa per le proprie discipline svolgono nelle scuole una prioritaria funzione di orientamento nella quotidianità del loro lavoro.

Occorre riflettere sull'importanza di significative figure carismatiche che nel passato hanno caratterizzato percorsi e scelte di numerosi scrittori, artisti, intellettuali e professionisti. Si ricordi quante scelte professionali, non delegate alla comunità, erano riconducibili all'azione di fascino educativo e culturale di docenti appassionati cultori delle proprie discipline, azioni di orientamento non consapevole, ma di reale significato. Non esperti dell'orientamento, ma modelli culturali ed educativi di fondamentale importanza per le nuove generazioni. 

Bisognerebbe dunque evitare il disorientamento da attività di "presunto orientamento", attrattive che si rivelano di scarsa efficacia se svincolate dal reale percorso formativo per aree disciplinari effettuato dai singoli docenti durante le ore di lezione. Coltivare quindi non l'apparenza di alcune discipline o professioni, ma il reale contenuto delle stesse, promuovendo preparazione ed attitudine ad una costante applicazione in vista di una conoscenza approfondita. 

Perché questo avvenga nel migliore dei modi è essenziale l'idea di scuola che si possiede. Scuola come centro formativo dell'essere e non dell'apparire, dell'essere persona in grado di affrontare in modo critico e consapevole scelte motivate, non necessariamente condizionate da fattori esterni. È questo il luogo di una formazione di persone che vengono orientate alla scelta, che scelgono cercando di interpretare il reale in base ad una attenta valutazione delle proprie attitudini. Persone che scelgono con adeguata coerenza, non pensando che nella transizione tra un passaggio scolastico e quello successivo si annullino le richieste e le difficoltà di ogni disciplina. È essenziale, in questo, non consolidare l'illusione che il nuovo sia fonte di libertà operativa, privo di vincoli e regole rispetto a ciò che si è già affrontato e verificato, ma aiutandoli a percepire l' appartenenza ad una realtà interconnessa e non frammentata. 

Una realtà che considera prioritario l'orientamento di giovani persone ad intraprendere un cammino culturale e professionale di profondo significato per sé, e di effettiva competenza per la comunità che dovrà accogliere le future professionalità.      



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COMMENTI
20/12/2013 - Buoni propositi ... (enrico maranzana)

La scuola è un terra fertile: tutti formulano ipotesi di intervento pensando di esplorare un campo incontaminato. Una modalità per lasciare le cose come stanno: a teorie, a visioni si contrappongono teorie e visioni. Se il problema formativo fosse correttamente inquadrato e se si studiassero i flussi informativi scolastici si potrebbero osservare le distorsioni che i messaggi subiscono a ogni passaggio: un tipico esempio di telefono senza fili. Emergerebbe di prepotenza la questione di fondo: perché tutti snobbano il lavoro del Parlamento? Rimando in rete a “Riformare la scuola media: perché?” che mostra sia la perfetta sovrapposizione del contenuto dei programmi del 1979 con l’argomentazione svolta, sia il sostanziale stravolgimento del messaggio fin dal passaggio iniziale: dal parlamento al governo. Anche l’auspicio per una “didattica innovativa, creativa, coinvolgente” apre uno scenario drammatico: l’organizzazione delle singole scuole rigetta, rifiutando ogni cambiamento. Una “fissità” segnalata nello scritto “L’autonomia scolastica, un’araba fenice”, visibile in rete, che mostra come la legge sia inapplicata, come l’ordinario trantran sia il fondamento culturale degli operatori scolastici.