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SCUOLA/ Il Tar "piace" ai sindacati ma agli studenti chi ci pensa?

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È evidente che ciò, gioco forza, non ha sempre potuto tener conto della sostanza del percorso didattico delle singole specializzazioni, segnando un danno formativo per gli studenti.

In generale poi la sentenza rileva carenza di adeguate motivazioni nei provvedimenti in questione, sottolineando la non corretta applicazione della legge 241/90.

Volendo commentare in modo più esplicito quanto accaduto, è opportuno notare che il Tar si è espresso sia per ragioni procedurali, sia notando che non si è trattato, come pretenderebbe il Miur, di una razionalizzazione del quadro orario, ma solo e soprattutto della volontà di tagliare il tempo scuola.

Le ragioni delle scelte sono legate esclusivamente alla volontà di contenimento della spesa, ha scritto il Tar e, in tal modo, contravvengono a quanto previsto dal D.lgs 297/94, alle deleghe ricevute e agli interessi degli studenti e dei genitori. Essi hanno scelto l'iscrizione agli istituti tecnici e professionali ritenendo che potessero garantire una preparazione adeguata all'inserimento nel mondo del lavoro, collocandosi in quei livelli intermedi della produzione necessari a garantire per il paese il mantenimento e lo sviluppo dell'industrializzazione, del commercio e del turismo. 

Ciò non sembra possibile con le modifiche apportate: la sentenza conclude con l'annullamento dei provvedimenti impugnati e "ordina che la sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa".

La domanda è: e ora?

Accadrà qualcosa dentro le scuole o tutto si svolgerà al di fuori di esse in un ulteriore e, abbastanza ovvio, processo di corsi e ricorsi nelle sedi giudiziarie, ad esempio con rinvio al Consiglio di Stato?

E mentre il sindacato assicura la propria vigilanza in difesa dei lavoratori coinvolti, chi si occuperà dell'interesse degli studenti? Di quelli che hanno già subito una riduzione del tempo scuola e che, a motivo di ciò, hanno svolto un numero inferiore di ore di laboratorio, inevitabilmente imparando, non meglio, ma meno della generazione che li ha preceduti. 

La riduzione delle ore di pratica è legata alla diminuita presenza in classe degli insegnanti tecnico-pratici, proprio quelli che, con la loro professionalità connessa alle applicazioni del mondo produttivo, possono favorire, negli studenti, l'acquisizione di competenze più ampie e complesse.

Nella scuola, razionalizzare non può identificarsi − per ragioni di esclusivo carattere economico − con la riduzione dei contenuti teorici e delle esperienze pratiche, né con la riduzione del tempo e della qualità dell'apprendimento. 

La scuola, per i nostri ragazzi e per il loro futuro, con la cultura, sintesi di teoria ed esperienza, può promuovere la formazione dell'uomo, del cittadino, del lavoratore.



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COMMENTI
23/12/2013 - La cultura della legalità (Franco Labella)

Più che piacere ai sindacati la sentenza del TAR piace a chi ha a cuore la cultura della legalità. Soprattutto quella ripristinata anche se con i tempi della giustizia italiana e con esiti quanto mai incerti e spesso non risolutivi. Quando si provava, in piena era gelminiana, a scrivere quello che oggi rimarcano i giudici ed anche l'autrice dell'articolo non c'erano molti critici verso una impostazione inefficace ed illegittima. Quando tempo dovrà ancora passare per un bilancio complessivo dei danni prodotti dalla giovane scrittice di favole? Oggi si legge che l'attuale ministro dell'Istruzione ha notti insonni. Auguro al mnistro Carozza di recuperare tranquillità e riposo notturno. La aiuterebbe non la camomilla ma un serio impegno a smantellare una costruzione fatta solo di tagli e scelte assurde. Potrebbe cominciare, dopo la valorizzazione della Geografia, a ripristinare la cultura della legalità anche con la reintroduzione dello studio del Diritto nelle scuole. Con la speranza di non dover continuare a scrivere, per cercare di ottenere questo risultato, lettere a Babbo Natale oltre che ai giornali come in questi giorni stanno facendo anche comuni cittadini oltre che docenti. Auguri di un sereno Natale. Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia