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SCUOLA/ Il Tar "piace" ai sindacati ma agli studenti chi ci pensa?

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La sentenza del Tar Lazio 3527/2013 ha annullato i provvedimenti che hanno determinato la riduzione da 34 a 32 delle ore settimanali di lezione negli istituti tecnici e professionali.

L'argomentare del Tribunale amministrativo, partendo da un ricorso più due gruppi di motivi aggiunti presentato dallo Snals, sembra dar ragione a quanto pensato, dibattuto e detto dentro le nostre scuole, quando si è trattato di dare esecuzione ai due decreti del 2010, alle bozze di regolamento e alle indicazioni ministeriali che hanno modificato il quadro orario nelle classi seconde e terze degli istituti professionali e seconde, terze e quarte dei tecnici.

Il sindacato di categoria della scuola ha incentrato il ricorso sulle carenze e contraddizioni dell'iter seguito dal Miur che anche il giudice ha riconosciuto illegittimo.

Fra le motivazioni c'è anche il riferimento al dato amaro dei circa 87mila docenti che, di conseguenza, hanno perso il loro posto di lavoro, ma le ragioni riconosciute in fase giudiziale sono dovute a inadempienze conclamate e a contraddizioni manifeste.

La prima inadempienza è che il Miur non ha richiesto il necessario parere del Cnpi e, quando poi l'ha fatto su indicazione del Consiglio di Stato, non ha tenuto conto delle criticità espresse dal Consiglio stesso.

Fra le contraddizioni c'è la pretesa di mantenere gli obiettivi e i contenuti dei curricula degli istituti in questione, pur modificando il quadro orario delle materie e pur indicando, come unico criterio applicativo per tale modifica, la volontà di non incidere sulle materie che avessero fino a tre ore settimanali. 

Le discipline soggette a diminuzione sono quindi risultate quelle professionalizzanti, cioè quelle proprie degli istituti tecnici e professionali, contravvenendo in ciò al mandato loro proprio, secondo il d.lgs 297/94. Era stata infatti abbandonata la loro trasformazione in liceo tecnologico - supportato da esperienze di orientamento e di stage – prevista dalla riforma Gelmini,  Legge delega 53/2003. 

Il Tar ha ritenuto quindi che il Governo ha travalicato il compito e la delega a regolamentare la materia.

C'è da notare inoltre che i regolamenti applicativi per i due tipi di istituti, datati 15/03/2010, che sono stati inviati alle scuole perché li mettessero in opera, non sono mai stati pubblicati, ma, pur a livello di bozze, hanno determinato ampie conseguenze.

Altro motivo di condanna è stato poi non aver dato indicazioni precise per individuare, fra quelle con maggior numero di ore, le materie da coinvolgere nella riduzione oraria e le classi di concorso cui affidarle o sottrarle.

Sono quindi state le scuole, partendo dal personale presente in servizio da garantire, a decidere a quale classe di concorso affidare le materie professionalizzanti e quelle da ridurre nel piano orario.



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COMMENTI
23/12/2013 - La cultura della legalità (Franco Labella)

Più che piacere ai sindacati la sentenza del TAR piace a chi ha a cuore la cultura della legalità. Soprattutto quella ripristinata anche se con i tempi della giustizia italiana e con esiti quanto mai incerti e spesso non risolutivi. Quando si provava, in piena era gelminiana, a scrivere quello che oggi rimarcano i giudici ed anche l'autrice dell'articolo non c'erano molti critici verso una impostazione inefficace ed illegittima. Quando tempo dovrà ancora passare per un bilancio complessivo dei danni prodotti dalla giovane scrittice di favole? Oggi si legge che l'attuale ministro dell'Istruzione ha notti insonni. Auguro al mnistro Carozza di recuperare tranquillità e riposo notturno. La aiuterebbe non la camomilla ma un serio impegno a smantellare una costruzione fatta solo di tagli e scelte assurde. Potrebbe cominciare, dopo la valorizzazione della Geografia, a ripristinare la cultura della legalità anche con la reintroduzione dello studio del Diritto nelle scuole. Con la speranza di non dover continuare a scrivere, per cercare di ottenere questo risultato, lettere a Babbo Natale oltre che ai giornali come in questi giorni stanno facendo anche comuni cittadini oltre che docenti. Auguri di un sereno Natale. Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia