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SCUOLA/ La voglia di leggere? Alcune astuzie per farla venire...

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2. Garantire la libertà nella lettura. Vincolare la lettura al dovere dell'analisi o alla prospettiva della valutazione significa, quasi certamente, vietare al lettore il piacere della libera avventura nel libro, e di conseguenza stimola, negli studenti, quelle pratiche dannose di inganno e di scorciatoie di cui però, a ben vedere, noi docenti siamo almeno in parte corresponsabili. Sarà quindi sufficiente stimolare, al rientro a scuola, un libero confronto, uno scambio di opinioni, un passaparola sui libri che sono piaciuti di più, rinunciando, quindi, a verifiche, compiti, interrogazioni.

3. Rispettare la polisemia. I fondamenti di comunicazione estetica ci insegnano che l'arte, per essere arte, deve essere anche polisemica (gli altri due pilastri della comunicazione artistica sono la sospensione del criterio di vero-falsità e la sospensione del criterio di utilità pratica). Questo, ad esempio, significa che non vi è nulla di sbagliato nel fatto che io preferisca Dante a Petrarca, o che un mio studente anteponga i Metallica ai Beatles. La stessa libertà di giudizio e di attribuzione di senso va garantita in questi "percorsi di libera lettura". Pertanto se uno studente avrà il coraggio di stroncare un libro perché in quel momento della sua vita non gli è piaciuto, andrà stimolato in questo giudizio, andrà condotto nel terreno fertile della dialettica e dell'argomentazione, non andrà censurato perché bisogna amare Meneghello o Joyce.

4. Puntare sulla responsabilità. È evidente che lasciare libero uno studente di leggere un libro a sua scelta, senz'altro riscontro oltre a una discussione argomentata in classe, ci espone al rischio di "evasioni". A ben vedere, però, tale rischio è ben presente anche di fronte agli obblighi canonici degli schemi o dei riassuntini, complice la già citata galassia internet… L'arma in più che avremo a nostra disposizione con questa via sarà, paradossalmente, la libertà concessa ai ragazzi, e la possibilità finale di esprimere giudizi e valutazioni in autonomia. Per i lettori meno solerti si potrà inserire, nella silloge di titoli proposti, qualche fumetto d'autore, ad esempio "Maus" di Art Spiegelman, e la lettura (meno semplice di quanto potremmo ipotizzare!) sarà comunque garantita. La prima volta ci sarà chi fa il furbo, ma se si prende questa esperienza come un punto di partenza (ad esempio per la creazione di una biblioteca di classe), probabilmente la motivazione dei lettori forti presenti in aula farà da volano per i ragazzi meno motivati.

5. Disfarci dell'utopia gentiliana. Spesso, come già scritto, la prima regola che vincola il docente nella scelta di una lettura integrale è il programma, la rincorsa eterna (ed eternamente destinata a fallire) dietro agli auctores che "vanno fatti", quasi che diplomare studenti che non sanno chi sia Parini o Pulci sia un reato. Nei fatti, a scuola non bisogna "fare tutto". 



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