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SCUOLA/ Un prof: editori, uscite dal guscio e "alleatevi" con noi

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I ciclostilati, le cianografie, i depliant commerciali avevano il ruolo di "supporto multimediale" che oggi chiediamo alle attuali tecnologie. La loro frammentaria precarietà era una debolezza, perché mancava proprio quella regia, quella marcia in più che un editore illuminato e professionale avrebbe potuto apportarvi. Ma era anche una forza, perché portava lo studente ad un approccio più laico e critico: cominciando dal fatto che, conoscendone la genesi, era in grado di vederne pregi e difetti.

Paradossalmente, l'omologazione è arrivata proprio nel momento in cui le tecniche di produzione editoriale consentivano una flessibilità ed una varietà prima impensabili, consolidandosi in un quadro di norme sempre più minuziose. E oggi siamo al punto che lo stesso ministro Carrozza si sente in dovere di minare l'edificio, da un lato per il costo sempre più pesante, dall'altro per superare l'omologazione verso prodotti stereotipati ed immiseriti.

È ovvio − come viene enfatizzato nell'articolo − che un editore abbia mezzi e risorse tali da consentire, ad esempio, supporti multimediali di livello professionale: ed anche questo va a gravare sul portafoglio delle famiglie. Ma davvero e sempre essi vanno oltre la semplice riproduzione con altri mezzi degli stessi contenuti che troviamo nelle pagine patinate del testo di riferimento? Non è detto a priori che ruspanti fotografie o filmati fatti col telefonino siano meno stimolanti per la fantasia, meno pertinenti e formativi rispetto alle loro versioni hi-tech. Anche, e soprattutto, perché privi di quell'aria sacrale di verità calata dall'alto. 

Forzando un paragone con quel che i nostri bambini trovano per Natale, credo sia indiscutibile che i giocattoli costruiti col traforo o col meccano fossero più divertenti ed educativi rispetto ai perfetti pupazzi tecnologici che ti danno l'unica libertà di farli funzionare secondo le istruzioni di chi te li vende. Anche se a volte qualcuno è veramente creativo.

C'è, fra l'altro, un aspetto contingente che non vedo mai considerato. Nella scuola superiore siamo passati in pochi anni dal caos delle centinaia di sperimentazioni alla rigidità di un paio di dozzine di curricula. Proprio in questo contesto, in cui una manualistica di base può coprire i livelli minimi comuni delle "linee guida", diventa più importante che ogni istituto, al limite ogni sezione sappia usare la propria autonomia per progetti originali che, in nessun modo, potrebbero prendere la forma del convenzionale libro di testo. Un buon insegnante dovrebbe assumersi la responsabilità di non fare due volte la stessa lezione nella stessa forma in due classi diverse, e per fortuna oggi ognuno di noi, per la prima volta nella storia, ha la possibilità di adattare in tempo reale i propri materiali didattici alle singole classi, alle singole persone che ci guardano negli occhi.



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