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SCUOLA/ Meglio Google o il prof? Dipende...

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Alcuni giorni fa ho avuto l'onore di partecipare a un convegno universitario all'estero, al quale ho dovuto presentare un aspetto della mia ricerca di dottorato. Contestualmente, ho avuto la ventura di perdere la coincidenza aerea da Barcellona ad Alicante, e così ho dovuto trascorrere una notte fuori di casa, ma senza essere ancora arrivato alla meta. Il caso ha voluto che in mia compagnia ci fossero altre tre persone, con le quali ho così potuto scambiare qualche parola. Due di questi sono professionisti che lavorano per società europee di servizi e di moda e io, da prof abituato a una vita lavorativa decisamente stanziale, ho ascoltato con curiosità i loro racconti di viaggio. Uno dei due mi ha spiegato che lui, di norma, prende l'aereo quattro volte alla settimana per spostarsi tra varie città europee, mentre l'altra persona dovrà presto trascorrere un intero mese fuori casa per curare l'apertura di un nuovo negozio in Sicilia. Mentre li ascoltavo mi veniva in mente il George Clooney protagonista di Tra le nuvole (Up in the air), e mi sono reso conto – come se non lo sapessi già abbastanza – che un grande numero di professioni avanzate nella nostra società esige una frenetica mobilità di persone.

A questo punto ho ripensato alla vita di una scuola, dove un insegnante entra sempre nelle stesse aule, e vede sempre le stesse facce, per fare sempre le stesse cose. Non c'è che dire, è un'attività che si presta a una certa deriva abitudinaria. D'altro lato, però, mi sono reso conto che proprio la fissità della scuola può essere, esattamente all'interno della nostra società, una risorsa per giovani e adulti. Dato che la parola fissità evoca un che di statico e ingombrante, preferisco ora usarne una più nobile per descrivere l'essenza di una scuola: stabilità. 

Ecco, un'istituzione educativa è, per sua natura, un luogo che ha una sua tenuta stabile, nello spazio e nel tempo. Innanzitutto nello spazio: sì, c'è un'aula nella quale bisogna entrare ogni giorno, degli studenti con i quali imbastire un lavoro ogni mattina, e – per loro – dei professori che sono sempre lì con loro. Immaginiamo i nostri studenti di oggi tra una decina d'anni: probabilmente in molti, laureati, lanciati verso una carriera aziendale – magari all'estero – dovranno correre qua e là per il mondo come i miei compagni di sventura aerea, e non avranno più l'occasione di entrare sempre nella stessa porta, facendo l'esperienza di un luogo fisico nel quale esserci e costruire. 



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COMMENTI
31/12/2013 - scuola (roberto cagnoni)

Condivido pienamente l'articolo. sicuramente meglio la scuola di google. La scuola, è un ambito didattico che aiuta nella formazione del giudizio in relazione alle nozioni che si apprendono. Aiuta a creare rapporti personali con l'insegnante che, come diceva don Bosco, può diventare maestro/a di vita se si coinvolge con i propri allievi. In relazione al fatto di entrare tutti i giorni nella stessa aula, vedere gli stessi volti, vivere una routine permanente mi permetto di osservare che è un piccolo assaggio di Paradiso. Se tutti i giorni, alla stessa ora, potessimo fare le stesse cose con un cuore nuovo ... saremmo già in cammino per la destinazione finale della vita. Google è un utile collettore di notizie che però non aiuta la crescita di una vita perché non fornisce gli strumenti di discernimento. Su uno stesso argomento si possono trovare informazioni contrastanti. Può essere uno strumento, se usato male, che origina confusione creando ansia da notizia.

 
31/12/2013 - VERO (Gianni MEREGHETTI)

E' vero, come è abitudinaria la vita di un insegnante! Ogni anno le stesse cose, le stesse lezioni, gli stessi argomenti, gli stessi metodi, le stesse tecniche educative, questa è una classe, e ognuno che prende le misure dell'altro, tanto che poi pensa di saperne anticipare le mosse, indovinando ciò che fa. E' vero la scuola è questo corso abitudinario di conoscenze già confezionate, eppure la scuola è molto di più, quando ti accade qualcosa di nuovo, qualcosa che non avevi previsto, una domanda, una obiezione, una critica, un suggerimento, un approfondimento inatteso, questo è il sale della scuola, ciò che la rende bella e affascinante, che d'improvviso ti trovi ad imparare qualcosa che non avevi avvertito mai, che d'improvviso è qualcosa di più di te a diventare protagonista dell'ora di lezione. E' per questo che continuo ad insegnare per afferrare questa novità, per godermela insegnando le stesse cose che diventano mie. Finalmente la conoscenza che irrompe dentro l'ora di lezione. E perché accada ho bisogno dei miei studenti. Senza di loro non accade la conoscenza, con loro sì!