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SCUOLA/ E adesso cosa ne facciamo dei dati Ocse-Pisa?

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Ma anche la vicinanza geografica non spiega tutto. All' interno delle stesse aree geografiche sono presenti risultati molto diversi: ci sono regioni del Sud, come la Puglia e l'Abruzzo, che sono al di sopra della media Ocse, regioni del Centro come il Lazio che si trovano sotto la media dell'area e regioni del Nord-Est come l'Emilia Romagna che rimangono incollate alla media, a fronte di risultati molto superiori come quelli del Veneto e del Friuli. È vero, come Paese siamo migliorati in paragone alle rilevazioni Pisa 2003 e 2006 e l'inversione del trend negativo che si è verificata nel 2009 si è confermata. I risultati in matematica sono migliorati, avvicinandosi notevolmente alla media Ocse. È diminuito di 7 punti percentuali il numero di studenti con competenze insufficienti ed è aumentato di quasi 3 punti percentuali il numero di studenti che raggiunge livelli di competenze molto elevate, ma complessivamente rimane la fotografia di una varianza di risultati  enorme tra scuole e tra aree del Paese. 

L'immagine che emerge dal rapporto Pisa 2012 è sostanzialmente sovrapponibile a quella che si evince dalle rilevazioni degli apprendimenti Invalsi. Ma quella dell'Invalsi è una fotografia più definita, in grado di arrivare al dettaglio di ogni singola scuola e di ogni singola classe. Non faccio riferimento solo ai risultati delle prove di italiano e matematica, svolte da tutti gli studenti di seconda superiore nel 2012, ma anche a quelle che, a partire dal giugno 2008, hanno coinvolto tutti gli alunni delle classi di seconda e quinta della primaria, di prima e terza secondaria di primo grado. Sono dati che hanno messo in evidenza che la grande varianza di risultati tra scuole comincia già dal primo ciclo di istruzione e cresce con il crescere degli anni di scuola. Come colmare questi divari? Quali fattori possono incidere sul clima che si respira in classe e perché, come dice la stessa indagine, hanno una fortissima correlazione con i risultati degli studenti? Perché esistono delle differenze di genere così grandi nei risultati in matematica e lettura? Come innalzare il livello troppo basso di competenze degli studenti stranieri che dal 2003 al 2012 sono passati dal 2% al 7%?  Occorre aumentare il tempo scuola? Ridurre il numero di studenti per classe? Aumentare le risorse? Promuovere azioni di recupero all'interno della scuola? 

Il rapporto Pisa ci dice che l'orario scuola dei nostri ragazzi è più lungo della media Ocse. Ma dice anche che uno studente su due ha bisogno di ripetizioni in matematica, mentre la media Ocse è di uno su tre. 



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COMMENTI
04/12/2013 - Dati Ocse PISA (Silvana Porcu)

La buona notizia è che i dati sono un po' migliorati. La cattiva è che il miglioramento è avvenuto per quella fascia di studenti (6/7 per classe) che avevano già avuto buoni risultati. Ciò è dovuto principalmete all'INVALSI che senza entrare nel merito della libertà d'insegnamento ha costituito almeno un punto fermo in una scuola allo sbando. E' noto che le programmazioni sono sempre al ribasso e che danneggiano gli alunni migliori che non vengono adeguatamente stimolati. La parte restante degli studenti naviga a vista poichè le famiglie non danno molta importanza all'istruzione e si accontentano della mera spravvivenza. Sono anche quelli che si assentano con una frequenza impressionante e che non fanno i compiti "per principio". La scuola va ripensata ma, nel frattempo, le famiglie devono essere coinvolte maggiormente perchè studiare, al di là di tutto, costa fatica. I miei genitori analfabeti le davano una grande importanza e mi gratificavano sempre per i risultati ottenuti. Oggi troppi si accontentano perchè hanno paura del conflitto con gli adolescenti. Sono i genitori dei prossimi NEET che si aggiungeranno a quelli attuali. Che tristezza!

 
04/12/2013 - Primo comandamento: confronto dati .. obiettivi (enrico maranzana)

“Stare davanti al dato di realtà” .. ma quale? La questione ha dimensione molto, molto più grande dell’analisi degli esiti Ocse-Pisa. Il comportamento di uno studente di fronte a un compito in classe può essere duplice: se sa cosa vuole, se il suo orizzonte è nitido allora sviluppa il proprio ragionamento; se ha le idee confuse, se non è in grado di far congetture sul percorso risolutivo allora chiede aiuto ai compagni, per uniformarsi. A un rapporto diretto con la realtà si contrappone una sua conoscenza mediata. Ecco apparire il pericoloso baratro: una scuola che per ben figurare addestra gli studenti ai test. Ancora più nocivo: un’amministrazione che si disinteressa dell’organizzazione del servizio. Un buon agricoltore per ottenere buoni frutti dissoda il suolo e utilizza pratiche adeguate al clima e al terreno: il raccolto seguirà.