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SCUOLA/ E adesso cosa ne facciamo dei dati Ocse-Pisa?

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Aggiunge che mentre i ragazzi italiani dedicano allo studio 8 ore e mezza alla settimana (quasi due ore in meno del 2003), i cinesi a Shangai studiano almeno 14 ore tutti i giorni. Afferma che non esiste correlazione meccanica tra aumento della spesa in istruzione e miglioramento dei livelli di apprendimento, e mette in evidenza che le classi piccole non sono di per sé garanzia di miglioramento della qualità  dei risultati. 

Su questi dati e sui tanti altri di cui è ricco il rapporto 2012 varrebbe la pena riflettere attentamente senza fermarsi ai preconcetti.

Senza le indagini internazionali non potremmo avere queste aperture, ma senza avere delle indagini nazionali in grado di restituire dati ad ogni singola scuola e ad ogni singola classe le indicazioni che emergono dal Pisa avrebbero molto meno forza di cambiamento.

È nella singola scuola nella singola classe che è necessario  arrivare, è lì che occorre capire quale è la situazione ed è lì, con quei ragazzi, con quei bambini, con quei docenti, che occorre trovare le strade da percorrere. 

Ma occorre aver il coraggio di stare davanti alla realtà. Andreas Schleicher, il direttore dell'indagine Pisa, commentando il miglioramento dei risultati dell'Italia, sottolineava l'importanza che può aver avuto per il nostro Paese stare davanti al dato di realtà. E questo è vero a tutti i livelli di responsabilità: ministri, capi dipartimento, direttori generali, presidenti, studenti, genitori, docenti e presidi.



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COMMENTI
04/12/2013 - Dati Ocse PISA (Silvana Porcu)

La buona notizia è che i dati sono un po' migliorati. La cattiva è che il miglioramento è avvenuto per quella fascia di studenti (6/7 per classe) che avevano già avuto buoni risultati. Ciò è dovuto principalmete all'INVALSI che senza entrare nel merito della libertà d'insegnamento ha costituito almeno un punto fermo in una scuola allo sbando. E' noto che le programmazioni sono sempre al ribasso e che danneggiano gli alunni migliori che non vengono adeguatamente stimolati. La parte restante degli studenti naviga a vista poichè le famiglie non danno molta importanza all'istruzione e si accontentano della mera spravvivenza. Sono anche quelli che si assentano con una frequenza impressionante e che non fanno i compiti "per principio". La scuola va ripensata ma, nel frattempo, le famiglie devono essere coinvolte maggiormente perchè studiare, al di là di tutto, costa fatica. I miei genitori analfabeti le davano una grande importanza e mi gratificavano sempre per i risultati ottenuti. Oggi troppi si accontentano perchè hanno paura del conflitto con gli adolescenti. Sono i genitori dei prossimi NEET che si aggiungeranno a quelli attuali. Che tristezza!

 
04/12/2013 - Primo comandamento: confronto dati .. obiettivi (enrico maranzana)

“Stare davanti al dato di realtà” .. ma quale? La questione ha dimensione molto, molto più grande dell’analisi degli esiti Ocse-Pisa. Il comportamento di uno studente di fronte a un compito in classe può essere duplice: se sa cosa vuole, se il suo orizzonte è nitido allora sviluppa il proprio ragionamento; se ha le idee confuse, se non è in grado di far congetture sul percorso risolutivo allora chiede aiuto ai compagni, per uniformarsi. A un rapporto diretto con la realtà si contrappone una sua conoscenza mediata. Ecco apparire il pericoloso baratro: una scuola che per ben figurare addestra gli studenti ai test. Ancora più nocivo: un’amministrazione che si disinteressa dell’organizzazione del servizio. Un buon agricoltore per ottenere buoni frutti dissoda il suolo e utilizza pratiche adeguate al clima e al terreno: il raccolto seguirà.