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UNIVERSITA'/ Dividere i buoni dai cattivi non è sempre così facile

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)

Ecco perché nel 2012, evocata la formula magica dell'incidenza delle spese per il personale sul budget, erano stati stabiliti contestualmente correttivi, per evitare gli effetti paradossali dell'applicazione pedissequa di essa: anzitutto la provvisorietà (limitarne l'applicazione a un anno rendeva il criterio comunque preferibile a un taglio lineare generalizzato); poi la statuizione di un tetto del 50% al "premio", in termini di turn over dei professori, da riconoscere alle università "virtuose".

Ma, per il 2013, entrambe le cautele sono venute meno: il meccanismo è stato nuovamente applicato per decisione di mero fatto, senza alcuna proroga formale, e non è stato applicato il tetto. Conseguenza: alcune Università hanno perso quasi il 70% di punti organico, altre ne hanno guadagnati fino a punte di oltre il 200%. 

L'irragionevolezza di implicazioni siffatte richiamano a considerare la legittimità delle determinazioni amministrative che a esse conducono.

Valga, a questo proposito, anche una considerazione di sistema: favore e penalizzazione, con i rigidi criteri quantitativi applicati e con la loro stabilizzazione nel tempo, non derivano dalla qualità degli atenei coinvolti né sul piano del servizio didattico né sul piano della connessa capacità formativa né sul piano dell'eccellenza della ricerca.

Non è questione di poco conto, mentre è in atto l'affannosa rincorsa per reggere la competizione internazionale tra sistemi formativi. 



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