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SCUOLA/ Una prof: "Bisogna che io creda di poter ancora imparare"

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Caravaggio, Sacrificio di Isacco (1598) (Immagine d'archivio)  Caravaggio, Sacrificio di Isacco (1598) (Immagine d'archivio)

Certo è impossibile suscitare un interesse ripetendo una spiegazione già collaudata in "enne" classi degli anni precedenti, riproposta sempre uguale, che per ciò stesso – essendo inerte e indifferente a me e agli studenti − non spiega niente di interessante (secondo il noto aforisma: "la lezione è il momento in cui gli appunti passano dal quaderno – ora dal computer – del professore, magari attraverso la lavagna – o il power point, o la Lim – a quello dello studente senza passare per la testa di nessuno dei due"). Bisogna che quello che questa mattina andrò a spiegare mi sorprenda, abbia un punto, o un accento, di novità. Bisogna che io creda, alla mia età, di poter ancora imparare (cioè di poter ancora essere giovane).

Ecco che la lotta è ogni giorno: ancorarsi al "protocollo", regione sicura e senza grossi imprevisti, continuando a lamentersi insieme a tutti nei corridoi, oppure prendere il largo come Ulisse, rischiare una domanda su di sé, guardare lo studente (che per altro, anche quando si trova nella nebbia della semilucidità mattutina, sempre ti guarda)? Tutto sembra orientare al mantenere punti saldi e sicuri, dall'età un tempo già pensionabile fino alla riunione sugli IDEI, tutto sembra spingere a considerare esaurito il proprio compito nella fedeltà ai turni di assistenza durante l'intervallo e nella precisione nell'osservare le scadenze indicate dalle numerose circolari. Sembra (o è?) impossibile mantenere un atteggiamento diverso. Si direbbe che solo un miracolo ci può salvare. Fortuna (o Grazia?) che i miracoli accadono. Così scopri che in effetti era sì da ringraziare lo studente che questa mattina è venuto in classe, svogliato e indifferente ma ineluttabilmente presente, e con ciò stesso fonte di provocazione al vivere.



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COMMENTI
06/12/2013 - La molla almeno della dignità (ROBERTO PELLEGATTA)

“Dignità professionale” che grande molla nel suscitare passione per il proprio mestiere! Quante volte, di fronte ad una provocazione, ad una novità, invece di veder suscitata questa dignità, si sente rispondere “lo facciamo già “! Se le riflessioni di Cassani fossero, non dico del 100%, ma almeno del 50% di docenti e presidi, sarebbe un’altra scuola. Grazie!