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SCUOLA/ Si possono leggere 10 righe dei Promessi Sposi (al biennio) e non capire?

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Questa è pertanto la prima conclusione: in classe non vedo multitasking (e meno male!), ma il fenomeno opposto, cioè l’incapacità di saper svolgere una e una sola azione con completezza.

Propongo un’ultima situazione istruttiva. Quando ho richiesto a una classe di schematizzare poche pagine sull’Orlando furioso, uno studente mi ha consegnato un foglio, orientato in orizzontale, pieno di simboli e disegni (un cuore, un pastorale, il simbolo del dollaro, e altro) con una manciata di parole. Alla mia obiezione che quello non è uno schema di italiano, è stato risposto che quel sistema è il più efficace per memorizzare, poiché si basa sulla mnemotecnica, sviluppata da adulti esperti, e che perciò non si tratta di cose da ragazzini. Ammettiamo pure che ciò sia vero; resta il fatto che, così facendo, non si impara – anzi, si perde – la padronanza di un linguaggio disciplinare specifico (in questo caso, il dominio della lingua italiana nella sua forma scritta). È chiaro che il multitasking porta al travaso di un linguaggio (quello dei simboli grafici) in un ambito non  pertinente (quello testuale), cioè alla confusione dei linguaggi, e quindi anche alla confusione degli oggetti stessi: non si riconosce più un testo come testo, cioè come insieme di parole e di relazioni tra di esse.

Vengono in mente le parole di Manzoni: “Si potrebbe, però, tanto nelle cose piccole, come nelle grandi, evitare, in gran parte, quel corso così lungo e storto, prendendo il metodo proposto da tanto tempo, d’osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare” (I promessi sposi, cap. XXXI). Io noto che, a livello scolastico, è invalso un uso del linguaggio e della comunicazione (il “parlare” manzoniano) che non è più frutto di osservazione, ascolto e paragone tra sé (conoscenze e giudizio) e il dato (sia esso una pagina scritta, da scrivere, o altro ancora). Sulla stessa linea Catone il Censore (III-II a.C.) esortava così gli oratori: Rem tene, verba sequentur (“Tienti stretto all’argomento, le parole verranno da sé”). A me sembra proprio che lo studente medio oggi non sappia tenersi stretto alle res, alle cose, agli argomenti di cui si tratta; è spesso affetto da una fiacchezza mentale, cioè da una mancanza di energia nel comprendere, nell’afferrare un nucleo concettuale.

Quanto influisce, allora, il multitasking su questa nuova forma mentis? Una quindicina d’anni fa – questo è fuor di dubbio – io e i miei amici liceali non eravamo così dissestati, a prescindere dai voti che prendevamo; a quell’epoca, multitasking era una parola che non avevamo nemmeno mai sentito. Oggi, invece, essa è pane quotidiano e il dissesto generalizzato. Vi è dunque, forse, una correlazione tra le due considerazioni? A questo punto mi sento come l’amico di Sherlock Holmes che, attanagliato da oscuri dubbi, si sente rispondere con un autorevole: “Elementare, Watson”.



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COMMENTI
10/02/2013 - Multitasking o Surfing? (Antonio Servadio)

L'articolo riferisce qualcosa di seriamente preoccupante. Si va gradualmente delineando un futuro in cui l'analfabetismo sarà cosa comune. La cultura, e la corrispondente capacità innovativa, non sarà diffusa perché resterà appannaggio di una classe sociale di "élite". La mobilità sociale si andrà riducendo. Ovvero si sta invertendo quel processo di democratizzazione della cultura avviato nella prima metà del secolo scorso e pienamente maturato nel trentennio di fine secolo. Circa il presunto "multitasking" suggerisco di non fissarci troppo sulle parole-chiave (quelle troppo di moda provenienti dagli USA), per non confondere le idee che quelle parole dovrebbero rappresentare. Il "multitasking" (la capacità di svolgere varie funzioni e pensare più cose contemporaneamente) non è stata affatto inventata in questi anni e non ha proprio nulla a che vedere con la questione dei "nativi digitali". Nei giorni scorsi un lettore ha giustamente fatto osservare che (per esempio) il compositore J. S. Bach ci ha lasciato superlative opere che illustrano molto bene cosa sia il multitasking. All'epoca di Bach, come anche pochi decenni addietro, non c'era la parola-chiave "multitasking" ma ciò che il multitasking "è", non è nuovo per nulla. La parola "multitasking" è stata appiccicata affrettatamente a qualcosa che meglio si potrebbe chiamare "surfing", cioè la consuetudine di fermarsi alla superficie di testi, pensieri e situazioni, scorrendo velocemente da uno all'altro.