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SCUOLA/ Si possono leggere 10 righe dei Promessi Sposi (al biennio) e non capire?

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È oggi quasi una moda discutere del multitasking, ovvero della capacità sviluppata dai cosiddetti nativi digitali di svolgere più attività contemporaneamente: guardare un sito web, ascoltare musica, inviare sms… Sembra proprio che tale nuova abilità sia un marchio delle ultimissime generazioni, e che esso segni lo spartiacque tra chi è nato prima e chi dopo la diffusione massiccia dei social network. Premetto che, pur non essendo io un abile fruitore di tali strumenti, me la cavo discretamente e non ho riserve pregiudiziali contro le nuove tecnologie. Ebbene, da più parti si sostiene che il multitasking sia la causa di un drastico calo di attenzione e di concentrazione delle giovani menti (si veda ad esempio la prima parte del saggio di Paola Mastrocola Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare, Guanda, 2011). In qualità di insegnante di lettere, dirò che cosa osservo tra i banchi ogni giorno, presentando alcune situazioni tipiche.

Prima situazione. Leggo alcune pagine de I promessi sposi, in cui si descrive il comportamento di don Abbondio; si tratta di paragrafi di circa dieci righe, di taglio narrativo, senza riflessioni teoriche. Rimango sconcertato al vedere che buona parte dei miei studenti non capisce che cosa è stato appena letto, ed è perciò incapace di riassumerlo oralmente. Io ricordo che nel mio biennio la lettura di Manzoni, piacesse o meno, era comunque un’attività sostenibile da parte di qualsiasi ragazzo; oggi, invece, non è più così: c’è proprio una difficoltà forte di comprensione di un testo scritto.

Seconda situazione. Allo studente più scalchignato così come a quello più preciso, l’ortografia non è più cosa nota. Da quattro anni ho una classe che, a ogni correzione dei temi, mi regala con indifferenza la sovrapposizione della preposizione “a” col verbo “ha”. Non l’avessi mai fatto loro notare, non me ne stupirei; invece, nonostante richiami e individuali e collettivi, accolti con risate di superiorità, l’errore persiste. Si sa, però, che “a” e “ha” sono due parole molto simili; in fondo, richiedere di conoscerne la differenza è quasi come tendere un tranello ai ragazzi. E va bene, passiamo a un esempio inequivocabile: un caro studente, diligente e piuttosto bravo nei temi, scrive che un tale fenomeno di cui sta trattando “ha l’uogo” (!) in certe condizioni. Passi la distinzione a/ha, ma da quali profondità infernali emerge il sintagma “l’uogo”, dato che “uogo” – per quanto io ne sappia – non esiste affatto? 

Osservo, cioè, che nella mente di molti studenti esiste un perfetto svincolamento del pensiero dalla scrittura, tale per cui l’atto di scrivere si realizza a prescindere da un legame chiaro con un pensiero che lo precede. Nell’Odissea compare spesso l’espressione “parole alate”, per indicare che un personaggio rivolge a qualcuno un messaggio che sortirà il suo effetto, proprio come una freccia scoccata vola dritta al bersaglio. Ecco, io vedo invece tra i miei studenti parole “spennate”, che razzolano nell’aia del loro cervello ma che non sanno prendere il volo, e perciò non arrivano da nessuna parte.



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COMMENTI
10/02/2013 - Multitasking o Surfing? (Antonio Servadio)

L'articolo riferisce qualcosa di seriamente preoccupante. Si va gradualmente delineando un futuro in cui l'analfabetismo sarà cosa comune. La cultura, e la corrispondente capacità innovativa, non sarà diffusa perché resterà appannaggio di una classe sociale di "élite". La mobilità sociale si andrà riducendo. Ovvero si sta invertendo quel processo di democratizzazione della cultura avviato nella prima metà del secolo scorso e pienamente maturato nel trentennio di fine secolo. Circa il presunto "multitasking" suggerisco di non fissarci troppo sulle parole-chiave (quelle troppo di moda provenienti dagli USA), per non confondere le idee che quelle parole dovrebbero rappresentare. Il "multitasking" (la capacità di svolgere varie funzioni e pensare più cose contemporaneamente) non è stata affatto inventata in questi anni e non ha proprio nulla a che vedere con la questione dei "nativi digitali". Nei giorni scorsi un lettore ha giustamente fatto osservare che (per esempio) il compositore J. S. Bach ci ha lasciato superlative opere che illustrano molto bene cosa sia il multitasking. All'epoca di Bach, come anche pochi decenni addietro, non c'era la parola-chiave "multitasking" ma ciò che il multitasking "è", non è nuovo per nulla. La parola "multitasking" è stata appiccicata affrettatamente a qualcosa che meglio si potrebbe chiamare "surfing", cioè la consuetudine di fermarsi alla superficie di testi, pensieri e situazioni, scorrendo velocemente da uno all'altro.