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SCUOLA/ Scelta civica (Monti): concorsi regolari, prof da valutare e autonomia finanziaria

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Mario Monti (InfoPhoto)  Mario Monti (InfoPhoto)

I concorsi sono efficaci solo se si svolgono regolarmente. Il concorso per gli insegnanti è stato sospeso per 13 anni. La conseguenza non poteva che essere la patologia del precariato. Riaprilo dopo 13 anni di silenzio per l’immissione in ruolo di 12mila docenti è stato un atto di coraggio e assunzione di responsabilità politica. Per il futuro: concorsi regolari, che valutino competenze disciplinari e didattiche.

Si è parlato in tempi recenti di assunzione diretta dei docenti da parte di scuole o reti di scuole, sulla base dei posti disponibili e dell’offerta formativa di ciascuna scuola. Cosa ne pensa Scelta civica?
Autonomia e responsabilità sono princìpi cardine di un rinnovato sistema dell’istruzione che voglia essere inclusivo (per la coesione sociale interna al Paese) e competitivo (per la necessaria spinta alla crescita e allo sviluppo che un sistema educativo deve garantire in un paese avanzato, dentro e furori dai confini nazionali). Nella scuola, la maggiore assunzione di responsabilità da parte dei singoli istituti scolastici e delle reti di cui essi fanno parte significa anche poter scegliere i propri insegnanti e poterne valorizzare le qualità e l’impegno. Se tutto questo processo sarà collegato ad una seria e rigorosa attività di valutazione (vedi il nostro programma in merito), nel corso di una generazione scolastica potrà compiersi un vero cambiamento culturale, prezioso per gli studenti e assolutamente necessario per gli insegnanti, stanchi di lavorare in un sistema che appiattisce impegno e passione, che certamente non mancano nelle nostre aule.

Secondo voi la professione docente è valutabile? Perché e chi deve presiedere a questo compito? Alla valutazione deve o no corrispondere una diversa retribuzione? Ritenete che scatti e anzianità siano la sola strada possibile?
Gli insegnanti hanno due compiti fondamentali nell’esercizio della loro professione: insegnare (e questo è ovvio) e studiare e aggiornare le loro competenze, sula piano dei contenuti disciplinari e del metodo (e questo è meno ovvio). Queste due componenti fondamentali nella professionalità di un docente (dalla scuola all’università) sono l’oggetto primario della valutazione del suo operato in aula e della sua interazione con i propri alunni o studenti. I metodi di valutazione per la didattica sono ampiamente sperimentati in molti paesi europei, soprattutto nella tradizione anglosassone: uno dei criteri (sia pure di valutazione indiretta) è dato dal risultato del processo di apprendimento che la classe dimostra di avere raggiunto. In questo senso, anche i test Invalsi, pur con le loro imperfezioni, forniscono indicatori in tal senso. Sul piano della preparazione teorica e metodologica, diventano cruciali l’aggiornamento e la formazione, che non possono restare frutto di una buona volontà occasionale e quasi mai valorizzata. Valutare significa prima di tutto comparare merito e impegno. Ciò ha un senso e una reale efficacia se e solo se il risultato della valutazione potrà modificare anche una parte del trattamento economico. Una scuola che proceda per anzianità e inerzia non fa bene né a chi ci insegna, né a chi ci impara e soprattutto non fa bene allo sviluppo della nostra società.

Secondo voi è o non è necessario ipotizzare la definizione di un nuovo stato giuridico dei docenti?



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COMMENTI
11/02/2013 - Parole, parole parole soltanto parole (Franco Labella)

Non me ne voglia la rettrice Giannini ma la sua intervista mi ha evocato la divina Mina. Il giudizio sarà anche tranchant ma non mi pare che sia possibile dare una valutazione diversa. L'idea che le scuole autonome scelgano i propri docenti è decisamente inconciliabile con l'affermazione relativa alla procedura concorsuale come quella che si vuole rendere costante. Perché è di tutta evidenza che i requisiti di un concorso pubblico non possono essere ad personam: ti voglio nordico, non divorziato e con i capelli biondi, se poi hai studiato alla Cattolica ancora meglio. Perché l'identitario, per forza di cose, esclude l'applicazione dell'art. 3 della Costituzione e mi pare strano che i teorici del "nuovo" che avanza e perfino gli esegeti delle revisioni costituzionali alla Palazzi lo ignorino. Ci sono poi delle "perle": questa dell'Invalsi organismo di valutazione indipendente mi risulta nuova anche alla luce del tentativo dell'attuale Ministro di insediarne l'apice guarda un po' in regime di ordinaria amministrazione e con un governo dimissionario. Indipendente? Boh. Doppio boh quando la rettrice cita l'agenzia delle entrate ed il redditometro che come dice la parola serve a misurare il reddito. Per cui mi pare incongrua la critica relativa alle rette delle scuole. Ma il Monti di Scelta civica è lo stesso Monti che ha governato finora e che ha avuto in Profumo il ministro dell'istruzione che ha lavorato, sostanzialmente, nel solco tracciato dalla Gelmini?