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SCUOLA/ Scelta civica (Monti): concorsi regolari, prof da valutare e autonomia finanziaria

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Mario Monti (InfoPhoto)  Mario Monti (InfoPhoto)

È necessario, su due livelli. Il primo riguarda il contratto nazionale di lavoro e i meccanismi di progressione in carriera. Il secondo, non secondario, concerne la professionalità del docente scolastico, che, come detto sopra, deve essere ridefinita e valorizzata nelle sue componenti interne essenziali: didattica, di formazione e aggiornamento, di coordinamento delle attività svolte da altri colleghi all’interno dell’istituto. Su questi punti, la scuola italiana è ferma da anni ad una visione statica e quindi ormai inattuale. Alcuni esempi concreti: prevedere nel contratto i compiti diversi citati sopra (un bravo docente dopo 25 anni di servizio potrebbe ragionevolmente dedicare parte del proprio impegno orario al coordinamento o alla valutazione). In altri termini, si tratta di un cambio radicale di mentalità, di regole di funzionamento di un mondo, quello della scuola, che appare appiattito, stanco e demotivato, almeno nella sua generalità.

Veniamo alla valutazione delle scuole. Che ruolo deve o può giocare la valutazione dei singoli istituti per il miglioramento del nostro sistema scolastico? Cosa fare?
La valutazione è uno strumento fondamentale per migliorare ogni singola scuola e ogni centro di formazione professionale. Non c’è autonomia senza responsabilità, come enunciato sopra. I principi sono noti e ben diffusi a livello europeo ed internazionale: trasparenza e accountability verso la società esterna (famiglie, studenti, stakeholders). È un percorso iniziato da 12 anni e riguarda la valutazione delle scuole e dei dirigenti in linea con le migliori esperienze a livello internazionale. Ci sono organismi che già hanno un ruolo nel processo (vd. art. 51 del decreto semplificazione e sviluppo, che affida all’Invalsi il coordinamento del sistema  nazionale di valutazione, legge 10/2011), di garanzia tecnica e scientifica e di indipendenza. Ma non basta. Nelle scuole, come nelle università, c’è anche un esercizio interno che deve essere compiuto secondo analoghi criteri di indipendenza e rigore, ma con un occhio attento e consapevole ai differenti bisogni: problemi nella gestione delle risorse umane, nel rapporto con il territorio, nell’impianto di organizzazione della didattica. Questa parte del processo di valutazione deve essere affidata a nuclei di valutazione che coinvolgano forze interne e soggetti esterni all’istituto, esattamente come è già avvenuto per le università. Analogo è infatti l’obiettivo: il miglioramento e la rendicontazione pubblica di ogni singola istituzione scolastica e formativa.

Cosa pensa delle rilevazioni nazionali Invalsi sull’apprendimento degli studenti? Scelta civica cosa propone?
Un dato è certo: Invalsi, come Pisa 2001, ha dimostrato che c’è una variazione di risultato che tende ad aumentare non solo tra le diverse aree del Paese e tra i differenti tipi di scuola superiore (licei, tecnici e professionali), ma anche nella scuola di base e non solo (si arriva fino al 50% tra scuole primarie della stessa zona). Le quattro leve che porteranno ad un maggiore equilibrio sono nell’ordine: autonomia reale dei singoli istituti scolastici, valutazione, riqualificazione del personale docente (formazione e aggiornamento), sostegmo alle famiglie (cioè anticipazione del diritto allo studio). La stima delle risorse necessarie è possibile utilizzando la previsione del Fmi sulla crescita del Pil e dell’inflazione e considerando un riutilizzo pari allo 0,2% per la scuola.

La legge sulla parità scolastica (62/2000) comporta la distinzione tra scuole pubbliche e paritarie nel quadro di un unico sistema nazionale di istruzione e formazione. Secondo voi la parità può dirsi oggi realizzata? Perché? Cosa fare?



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COMMENTI
11/02/2013 - Parole, parole parole soltanto parole (Franco Labella)

Non me ne voglia la rettrice Giannini ma la sua intervista mi ha evocato la divina Mina. Il giudizio sarà anche tranchant ma non mi pare che sia possibile dare una valutazione diversa. L'idea che le scuole autonome scelgano i propri docenti è decisamente inconciliabile con l'affermazione relativa alla procedura concorsuale come quella che si vuole rendere costante. Perché è di tutta evidenza che i requisiti di un concorso pubblico non possono essere ad personam: ti voglio nordico, non divorziato e con i capelli biondi, se poi hai studiato alla Cattolica ancora meglio. Perché l'identitario, per forza di cose, esclude l'applicazione dell'art. 3 della Costituzione e mi pare strano che i teorici del "nuovo" che avanza e perfino gli esegeti delle revisioni costituzionali alla Palazzi lo ignorino. Ci sono poi delle "perle": questa dell'Invalsi organismo di valutazione indipendente mi risulta nuova anche alla luce del tentativo dell'attuale Ministro di insediarne l'apice guarda un po' in regime di ordinaria amministrazione e con un governo dimissionario. Indipendente? Boh. Doppio boh quando la rettrice cita l'agenzia delle entrate ed il redditometro che come dice la parola serve a misurare il reddito. Per cui mi pare incongrua la critica relativa alle rette delle scuole. Ma il Monti di Scelta civica è lo stesso Monti che ha governato finora e che ha avuto in Profumo il ministro dell'istruzione che ha lavorato, sostanzialmente, nel solco tracciato dalla Gelmini?