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SCUOLA/ Annullato il concorso per neve? Bravo Profumo, gli errori sono altri

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Sul primo punto bisognerebbe ricordare che una commissione competente, motivata e super partes è una condizione imprescindibile per la serietà di qualsiasi concorso e allora la si pianti con i 50 centesimi a compito. Questa è una faccenda che avrebbe dovuto essere assunta in proprio dal ministro. Ripescare gente che non aveva nemmeno fatto domanda, affidarsi alla chiara fama in un concorso pubblico non è bello e manda in vacca la scelta precedente della trasparenza e del sorteggio, oltre che mettere in affanno lo svolgimento delle prove.

Sul secondo punto: questa idea che il ministero, in sede di preselezione e mettendolo nel bando, non possa stabilire un suo criterio, ma debba attenersi al principio generale della sufficienza mi pare francamente allucinante. Liberi sindacati e sindacatini di ricorrere al Tar per acquisire iscritti e danaro, folle l’esistenza di una giustizia amministrativa che non vede e non concepisce l’interesse della amministrazione.



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COMMENTI
12/02/2013 - La memoria corta dei difensori d'ufficio (Franco Labella)

Il ragionamento di Cereda non farebbe una grinza se non fosse per un piccolo particolare: prima della causa di forza maggiore (la neve) era stato prospettato al MIUR che ci fosse per le prove dell'11 e del 12 un impedimento normativo (la sospensione, in quei giorni, delle attività didattiche nei calendari regionali di otto regioni). Il Miur non solo non aveva ritenuto necessario lo spostamento delle prove ma aveva teorizzato per bocca della Reggente dell'USR Piemonte la possibilità di precettare gli insegnanti per effettuare una prestazione per loro non obbligatoria (la sorveglianza alle prove) persino in una giornata nella quale non avevano alcun obbligo di presenza a scuola Ovviamente non si ha notizia di alcun Prefetto che avesse precettato alcun docente. Ma sarà perché i Prefetti hanno presenti le norme. Cereda difende l'indifendibile anche perché qualche settimana fa si è bastonato un sindaco accusandolo quasi di procurato allarme per una allerta relativo ad un sisma per fortuna non verificatosi. Ed allora smettiamola di usare due pesi e due misure. Questa storia del rinvio per neve è semplicemente ridicola visto che il comunicato MIUR prevedeva prove regolari per il 13. Le nevicate ad orologeria sono la riprova che il principio di responsabilità non alberga nel nostro Paese contrariamente a quanto pensa di sostenere Cereda che non trova di meglio che sparare sulla Magistratura amministrativa e, tanto per cambiare, sui sindacati.

 
12/02/2013 - Sul concorsone il Miur ha sempre ragione? (Vincenzo Pascuzzi)

“Bravo Profumo” scrive Claudio Cereda, quasi avvocato d'ufficio del ministro. Ma allora diamogli pure un premio a questo bravo ministro! Visto che la colpa è sempre degli altri. Tar, Consiglio di Stato, sindacati, sindacatini, burocrazia (?!), e mai del Miur e della sua “procedura amministrativa”? Quest’ultima è sempre immune e perfetta per definizione e a prescindere? Al contrario della “giustizia amministrativa che NON VEDE e NON CONCEPISCE l’interesse della amministrazione”!! Ma non dovrebbe essere l’amministrazione stessa a VEDERE e CONCEPIRE il proprio (e il nostro) interesse prima di incappare in errori? Tra i colpevoli ora bisognerà aggiungere il Codacons che “sta raccogliendo adesioni per un’azione collettiva e per chiedere un rimborso minimo di 500 euro a testa per il danno esistenziale subito da ogni candidato, oltre ad eventuali risarcimenti a fronte di spese documentate”. Forse Profumo se l’è cercata collocando le prove in pieno inverno, senza nessuna data di riserva (ci sarà pure qualche concorrente davvero malato, in ospedale o magari una concorrente in gravidanza), concentrando le prove nei capoluoghi regionali (20mila lombardi TUTTI a Milano alle 8.00!). Come non condividere chi scrive “Se qualcuno si ricorderà del ministro Profumo sarà solo per il concorsone: la più grande illusione della scuola italiana, 11.542 posti per 264.423 partecipanti, diventati 88.610 dopo il quizzone selettivo e 95mila dopo il ricorso dell’Anief”.