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UNIVERSITA'/ Oggioni (Clds): il decreto sul diritto allo studio? I "soliti noti" vogliono boicottarlo

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Nel dialogo col ministro, i rappresentanti del Clds hanno ottenuto un aumento sostanziale dell’importo delle borse di studio per gli studenti fuori sede, aumentate da 4.900 a 5.500 euro. Invece le altre rappresentanze hanno deciso, rinunciando alla possibilità concreta che il ministero aveva offerto ai consiglieri del Cnsu, di non intervenire con proposte concrete e migliorative.

Un ulteriore cambiamento previsto nel decreto riguarda il finanziamento del sistema. Di cosa si tratta?
Una delle grandi criticità del sistema attuale è l’indeterminatezza delle risorse statali, stanziate di anno in anno nella legge di stabilità, cosa che crea gravi problemi per gli studenti che da un anno con l’altro possono vedersi negata la borsa di studio di cui avrebbero diritto. Il decreto proposto dal Miur darebbe attuazione al nuovo sistema di finanziamento previsto dal D.Lgs. 68/2012. Mentre oggi le Regioni partecipano al finanziamento del diritto allo studio a propria discrezione, se venisse approvato questo provvedimento le regioni sarebbero vincolate a investire risorse pari ad almeno il 40% dei fondi statali assegnati a ciascuna Regione. Questo consentirebbe di incrementare le risorse complessivamente disponibili.

In dettaglio?
Secondo i dati a disposizione del ministero, si passerebbe ad un investimento complessivo (Stato + Regioni + tasse studenti) di oltre 460 milioni di euro, a fronte dei 385 dello scorso anno. Questo risultato sarebbe riconducibile anche ad un incremento del fondo integrativo per il 2013 di circa 50 milioni (contro i 97 stanziati nel 2012). Gli effetti di questa maggior disponibilità possono essere stimati nell’erogazione di circa 30mila borse di studio in più per il prossimo anno.

Cosa può dire dei criteri di merito e qual è la vostra posizione in proposito?
I nuovi criteri di merito sono certamente l’aspetto più criticato e coraggioso della riforma proposta. Nel complesso, abbiamo sempre ritenuto che sia necessario dare la borsa di studio sulla base di requisiti di merito seri, che sappiano selezionare i meritevoli, senza ridurre il diritto allo studio a premio dell’eccellenza. Oggi il diritto allo studio è caratterizzato da un forte dispersione delle risorse: meno della metà degli studenti che ricevono la borsa (senza alcun requisito di merito) al primo anno riescono a mantenerla sino al termine del terzo. Per questo nel testo proposto si è deciso di aumentare il numero di crediti richiesti per poter ricevere la borsa (da 20 a 35 per il primo anno, da 25 a 35 per il secondo, da 80 a 90 per il terzo) e di vincolare al superamento degli esami durante l’anno il pagamento della borsa per le matricole: una prima rata (pari al 20%) viene pagata subito, la seconda rata (30%) al raggiungimento di 10Cfu (entro il 15 marzo) e la terza ed ultima rata (50%) al raggiungimento di 35Cfu entro il 10 di agosto. Proporremo al ministro di rivedere leggermente al ribasso la soglia dei 35Cfu, portandola a 30. In ogni caso un criterio analogo (35Cfu) è stato già introdotto da due anni in Regione Lombardia. I dati del Politecnico di Milano sull’anno accademico in corso mostrano una diminuzione del 6% (dall’85% del 2010/11 al 79% del 2011/12) del numero di studenti che mantengono la borsa di studio al primo anno. È dunque ragionevole affermare che, con un aumento non trascurabile delle soglie di reddito, sarà possibile ampliare la platea degli studenti idonei.

Veniamo ai livelli Isee.



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