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UNIVERSITA'/ Oggioni (Clds): il decreto sul diritto allo studio? I "soliti noti" vogliono boicottarlo

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Dopo i fatti avvenuti nel Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu) lunedì 4 febbraio, ed il rinvio al 21 febbraio, operato dalla Conferenza Stato-Regioni, dell’approvazione dell’intesa sullo schema di decreto di riforma del diritto allo studio, il ministro Profumo ha visto sedere al suo tavolo i rappresentanti degli studenti e delle Regioni per trovare un accordo. Per capire più da vicino i termini del problema di una questione assai complessa ilsussidiario.net ha sentito l’opinione di Andrea Oggioni, presidente del Clds (Coordinamento liste per il diritto allo studio).

Dopo i recenti avvenimenti a che punto è la situazione del decreto?
La prossima Conferenza Stato-Regioni si terrà il 21 febbraio e per quella data nelle sedi istituzionali opportune continueremo a portare avanti le nostre proposte per migliorare questo decreto e riformare il sistema del diritto allo studio universitario in Italia. I dati che il Cun ha diffuso sulla situazione dell’università italiana e i dati storici riguardanti la copertura degli strumenti di diritto allo studio nel nostro paese evidenziano la necessità di un cambio di rotta. Gli interventi volti a garantire il diritto allo studio interessano un numero molto ristretto di studenti e sono insufficienti nel loro importo unitario.

Veniamo al primo punto.
A livello nazionale, nell’a.a. 2011/2012 ha ricevuto la borsa il 66,8% degli aventi diritto e tra le regioni ci sono forti sperequazioni: a fronte di una totale copertura in Toscana, in Calabria viene soddisfatto solo il 35,4% degli aventi diritto (dati Miur). Così costruito è un sistema che crea troppe sperequazioni e disattende puntualmente i diritti, legittimi, degli studenti.

E per quanto riguarda l’importo?
Gli interventi sono insufficienti: è evidente, infatti, che gli importi minimi (in sede 1.848,95 euro, pendolari 2.704,27 euro, fuori sede 4.905,40 euro) fissati a livello nazionale con il Dpcm 9 aprile 2001 non sono adeguati a sostenere i costi a cui uno studente universitario deve far fronte durante l’anno. La nostra linea è chiara: lo Stato e chi lo governa, e lo governerà, deve prendere sul serio le aspettative degli studenti e dei giovani e invertire la rotta, rimettendo alla base della crescita di questo paese l’istruzione e la formazione dei giovani.

Come si spiegano le forte resistenze davanti a questo decreto?
Come ha dichiarato ieri il ministro Profumo, la situazione è ancora incerta. Da parte del ministro c’è la forte volontà che questo decreto venga approvato, e lo dimostra la grande disponibilità con cui si è rivolto sia alle rappresentanze studentesche che alle Regioni. Tutti hanno avuto la possibilità di contribuire al lavoro di questo testo. L’11 marzo 2011 è stato nominato un gruppo di lavoro composto, tra gli altri, da rappresentanti delle Regioni e tre studenti membri del Cnsu, in rappresentanza dei tre gruppi presenti nel consiglio studentesco. Buttare via due anni di lavoro in questo modo può solo far pensare che evidentemente siano sopraggiunte ragioni di campagna elettorale che hanno fatto venire meno questo contributo per una manciata di voti in più. La cosa sorprendente è che il ministero ha sempre dimostrato grande disponibilità ad ascoltare gli studenti nella costruzione di un decreto su un tema di questo rilievo. Infatti anche dopo il boicottaggio della seduta del Cnsu del 4 febbraio, i nostri consiglieri incontrando il ministro hanno avuto la possibilità di portare le problematiche che ritenevamo prioritario risolvere nel decreto.

Cosa hanno ottenuto?



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