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SCUOLA/ Risvegliare l'amore per le cose: la "lezione" di María Zambrano

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Maria Zambrano (Immagine d'archivio)  Maria Zambrano (Immagine d'archivio)

A questo proposito, intervistata da El País in occasione dei suoi ottant’anni, l’autrice spagnola evidenziava la funzione cruciale della libertà: quale dimensione più congeniale alla scoperta di sé, del prossimo, del mondo, alimentantesi costantemente al fuoco della pazienza, dell’attesa, della disponibilità. Essere liberi davvero – secondo María Zambrano – vuol dire avere il coraggio di saper aspettare, in un lungo esilio, rinunciando a leggi, progetti e programmi, rinunciando alle rivendicazioni devitalizzanti di ogni diritto pregiudiziale. Solo abdicando alla propria volontà e alle proprie convinzioni, l’uomo impara, e insegna: dal momento che, come si legge in questo testo, non sono i concetti a educare, ed educarci, ma le esperienze nuove, né alcuna idea potrà mai essere raggiunta, e trasmessa, che non sia stata vissuta e sofferta insieme.

Risuona fino ad oggi, di quel colloquio del 1984, una battuta. La domanda stringente dell’interlocutore – Che cosa occorre dunque fare? – provocava infatti questa risposta: «Tener calma, non precipitarnos. No ponernos delante de la realidad» (Mantenere la calma, non essere precipitosi. Non mettere noi stessi davanti alla realtà). Lo spunto è sviluppato, in particolare, nelle pagine di Delirio e destino, il grande libro di María Zambrano composto negli anni Cinquanta, e pubblicato per la prima volta solo nel 1989. Qui si afferma la necessità del sorriso come abito e come contenuto fondamentale di ogni atto educativo: la scuola dovrebbe in primo luogo insegnare a sorridere, sorridendo. Per tre ragioni, fra loro intrecciate: quale riverbero di un moto interiore di benedizione e gratitudine nei confronti della scienza (di ogni scampolo o ambito del sapere); al fine di serenamente vivere la propria povertà missionaria; e come semplice gesto di accettazione del tempo, e del mondo, ricolma di stupore. 

Vivere, annotava la scrittrice spagnola, «è anelare», e nessuno è più anelante dei giovani: al docente tocca il compito di affinare questo appetito profondo, questa fame originaria, impedendo che si sviluppino in brama di possesso, in illusione divoratrice. Per ciascuna materia, in ogni ora di lezione, la disposizione adeguata potrebbe essere quella che punta «al cuore delle cose, senza timore né vanità»: offrendo lo spettacolo, la gioia di un «semplice amore per l’esistenza dell’oggetto». Proprio un’umile e lieta forma di attenzione per tutto ciò che intorno a noi, esistendo, è dato, costituisce «l’inizio del guardare veramente, del guardare che è vita»; e questo significa «vivere nella verità – in una verità vivente che ci invade ed è presente in noi».

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