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SCUOLA/ L'economista: per far funzionare i voucher, Monti deve pubblicare i dati Invalsi

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Andrebbe chiesto agli estensori del programma... In generale, tuttavia, l’intenzione di fondo pare quella di dar vita ad un riassetto della macchina amministrativa. Quali sono le funzioni chiave che uno Stato moderno deve limitarsi a svolgere? Se alcune legate alla sicurezza, alle infrastrutture, alla sanità, all’istruzione, o all’assistenza sociale non sono derogabili, rispetto a tutte le altre è necessario chiedersi se sia compito dello Stato continuare a garantirle. Mi pare evidente che occorra andare verso una maggiore selezione, volta a recuperare risorse per poter essere più efficaci negli investimenti.

 

Nel programma si fa dipendere l'assegnazione dei fondi, anche comunitari, dai risultati e dalla valutazione. Non c’è il pericolo che qualcuno rimanga indietro?

Si tratta di un aspetto estremamente delicato. Indubbiamente, se si intende incentivare le performance migliori, non si può farlo esclusivamente in termini monetari, nei confronti di dirigenti ed insegnanti, ma anche dando, ad esempio, la possibilità di progredire nelle carriere. Tuttavia, se questo è ciò che correttamente dovrebbe avvenire in un’azienda, c’è da chiedersi se sia opportuno applicare un tale modello anche nelle scuole.

 

Perché?

I Paesi che hanno introdotto nell’istruzione sistemi di “quasi mercato” (come Gran Bretagna e Stati Uniti) stanno facendo marcia indietro. Si sono resi conto che il rischio di comportamenti opportunistici a livello locale è enorme. Se, in cambio di performance ottimali si danno dei soldi, le scuole potrebbero decidere di gestire dei numeri dimenticando che dietro a quei numeri ci sono dei ragazzi. Per intenderci, gli insegnanti potrebbero lasciare che gli studenti, durante i test, copino. O, addirittura, potrebbero – come è accaduto in certi casi – dettargli le risposte giuste.

 

Altro impegno del premier uscente è la deduzione progressiva delle «spese certificate in istruzione, come le rette per le scuole paritarie ed i contributi versati per la scuola statale». Cosa significa secondo lei?

L’idea rappresenta il tentativo di immettere nel sistema risorse che, attualmente, lo Stato non è in grado di garantire. Contestualmente al potenziamento della libertà di scelta attraverso la deduzione delle rette, si intende sgravare fiscalmente i contributi volontari alle scuole statali. Contribuiti che in certe scuole, specie al nord, pareggiano o, in certi casi, addirittura superano il fondo di istituto che lo Stato eroga come finanziamento. 

 

Come sarà sostenuta, concretamente, «la possibilità effettiva di scelta educativa per le famiglie meno abbienti che non sono nelle condizioni di dedurre le spese in istruzione»?



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COMMENTI
16/02/2013 - Invalsi nuovo dio, idolo o nuova Inquisizione? (Vincenzo Pascuzzi)

Monti ha scoperto che “La scuola è fondamentale per il futuro del Paese” e promette “nuove risorse per 8 mld di euro". L’identica cifra tagliata dalla riforma Gelmini. Le "razionalizzazioni", o tagli, verranno perciò rinnegati? L'opera del governo precedente (Pdl-Lega) è stata nefasta. Fondamento della filosofia Gelmini-Tremonti-Brunetta era che la scuola dovesse emulare le aziende private, virtuose, efficienti, in competizione. Da qui i presidi-manager, le scuole che competono, le graduatorie, il merito, i test, l'Invalsi (nuovo dio, idolo o nuova Inquisizione?), le famiglie che scelgono per i figli le scuole migliori (chi andrà nelle altre?), ecc. Ma se bisogna fare marcia indietro e restituire gli 8 mld tagliati, anche grazie alla narrazione favolistica della scuola-azienda, non è opportuno smantellare o riconsiderare tutto il "presepio" aziendalistico? Ha senso consigliare la scelta della scuola in base ai risultati dei test Invalsi? Questi indagano solo italiano e matematica, che indicazioni possono dare a chi sceglie un liceo linguistico o artistico o un istituto tecnico o professionale? Poi A.P. riconosce che "I Paesi che hanno introdotto nell’istruzione sistemi di “quasi mercato” (come UK e USA) stanno facendo marcia indietro. Si sono resi conto che il rischio di comportamenti opportunistici a livello locale è enorme". I vertici di grosse aziende e banche sono indagati. Le aziende vanno ancora prese come esempi? E i presidi aspirano tutti al ruolo di manager?