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SCUOLA/ L'economista: per far funzionare i voucher, Monti deve pubblicare i dati Invalsi

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Il programma lascia intendere che il sistema dei voucher è una tra le opzioni che saranno adottate. Un meccanismo che, in alcuni Paesi, è ben rodato, e che consente alle famiglie di poter spendere liberamente nelle istituzioni che preferiscono. Tuttavia, occorre essere molto realistici. Dare una facoltà del genere implica farsi contestualmente carico di una preoccupazione: la famiglia farà una scelta razionale? Tale scelta sarà effettivamente legata a fattori connaturati all’apprendimento degli studenti o a semplici sensazioni e a dei passaparola? In sostanza, il sistema dei voucher può innescare meccanismi virtuosi solo se accompagnato da una conoscenza precisa della qualità della scuola.

 

Come si possono, in tal senso, informare i cittadini?

Si tratta di un passaggio non del tutto esplicitato nel programma e che si realizza, tanto per cominciare, con la pubblicazione dei risultati dei test Invalsi.

 

Il sistema dei voucher potrebbe coprire interamente il costo dell’offerta formativa laddove una famiglia volesse mandare i figli in scuole paritarie?

In nessun Paese esiste una sistema di questo tipo. Tuttavia, in molti c’è un sempre maggior equilibrio tra i finanziamenti destinati alle scuole che fanno parte direttamente o indirettamete dello Stato e quelli a favore delle famiglie o delle scuole private. 

 

(Paolo Nessi)



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COMMENTI
16/02/2013 - Invalsi nuovo dio, idolo o nuova Inquisizione? (Vincenzo Pascuzzi)

Monti ha scoperto che “La scuola è fondamentale per il futuro del Paese” e promette “nuove risorse per 8 mld di euro". L’identica cifra tagliata dalla riforma Gelmini. Le "razionalizzazioni", o tagli, verranno perciò rinnegati? L'opera del governo precedente (Pdl-Lega) è stata nefasta. Fondamento della filosofia Gelmini-Tremonti-Brunetta era che la scuola dovesse emulare le aziende private, virtuose, efficienti, in competizione. Da qui i presidi-manager, le scuole che competono, le graduatorie, il merito, i test, l'Invalsi (nuovo dio, idolo o nuova Inquisizione?), le famiglie che scelgono per i figli le scuole migliori (chi andrà nelle altre?), ecc. Ma se bisogna fare marcia indietro e restituire gli 8 mld tagliati, anche grazie alla narrazione favolistica della scuola-azienda, non è opportuno smantellare o riconsiderare tutto il "presepio" aziendalistico? Ha senso consigliare la scelta della scuola in base ai risultati dei test Invalsi? Questi indagano solo italiano e matematica, che indicazioni possono dare a chi sceglie un liceo linguistico o artistico o un istituto tecnico o professionale? Poi A.P. riconosce che "I Paesi che hanno introdotto nell’istruzione sistemi di “quasi mercato” (come UK e USA) stanno facendo marcia indietro. Si sono resi conto che il rischio di comportamenti opportunistici a livello locale è enorme". I vertici di grosse aziende e banche sono indagati. Le aziende vanno ancora prese come esempi? E i presidi aspirano tutti al ruolo di manager?