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SCUOLA/ Vietato bocciare? E' il fallimento dei pedagogisti rosso-verdi

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Non si tratta per me di difendere acriticamente un sistema meritocratico; ovviamente come filosofo cattolico, impegnato nel mondo dell’insegnamento in Germania da un ventennio, cerco di avere uno “sguardo di simpatia” per i ragazzi che mi sono affidati ed ho nella fede uno sguardo di attenzione per i deboli, ma so, a partire da una comprensione dell’esperienza, che l’egualitarismo non corrisponde alla realtà, che esso contraddice l’esperienza, come ha detto di recente anche Robert Spaemann, in un intervista appena uscita in italiano: “Tanto per dire, tutto ciò che una persona dotata riesce a raggiungere può essere anche raggiunto da una persona meno dotata grazie ad una maggiore applicazione. (…) Questo non è vero, (…) questo contraddice semplicemente l’esperienza” (Robert Spaemann, Testimone della verità, Marcianum Press, 2012, 31). 

Il che ovviamente non significa che non sia possibile “compensare una capacità mediocre. Con la ripetuta applicazione e lo sforzo si può arrivare a prestazioni notevoli” (31-32). Ma questo sforzo, senza la famiglia, è semplicemente un’utopia (nel senso debole del termine). Pensare di risolvere i problemi scolastici evitando le bocciature, a parte che abbiamo qui a che fare con una riforma “interrotta” − ha ragione Jan Fleischhauer quando si chiede perché non andare più a fondo, se si vuole realmente andare in questa via, eliminando ogni forma di valutazione e così anche le pagelle –, è un segno di totale mancanza di realismo.

Queste poche righe siano prese per quello che per l’appunto sono: un tentativo veloce di riflettere su un’intuizione, sorta in me leggendo del tentativo della sinistra tedesca di riformare la scuola nella bassa Sassonia, dopo la vincita politica della Spd e dei “Grüne”. Per essere ulteriormente approfondite dovrebbero essere documentate più precisamente, sia a livello statistico che di riflessione pedagogica. Esse però non nascono da un’intuizione astratta, ma da un lavoro decennale nel sistema scolastico tedesco, in cui si riflettono diverse forme contraddittorie e burocratiche, che non sono al servizio né di studenti né di giovani insegnanti – in questo ha ragione la sinistra tedesca a mettere il dito sulla piaga di un certo irrigidimento burocratico −, in cui però vive ancora un’ideale scolastico di universalità del sapere, che va certamente difeso, ma che senza l’apporto universale concreto della famiglia, non può permettere la valorizzazione della persona singola, che deve essere l’idealità ultima di ogni “rischio educativo” (Luigi Giussani). 

Per questo scopo non serve una pedagogia astratta dell’inclusione, ma solamente una proposta educativa, che permetta alla persona umana, maschio e femmina, di adire a quella logica ultima dell’essere che secondo il filosofo di Ratisbona Ferdinand Ulrich, è l’amore gratuito. 



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