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INCHIESTA SCUOLA/ 1. Italia, fabbrica di mediocri: ecco perché

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Una delle ragioni di tale elevato livello è proprio il vantaggio occupazionale dei laureati italiani rispetto ai diplomati. Il lato negativo della medaglia è che è forse proprio la bassa percentuale di forza lavoro con istruzione terziaria, e quindi un basso livello di offerta in rapporto alla domanda (più che una maggiore produttività), il fattore che sta tenendo alti i rendimenti: in pratica il mercato ci sta dicendo che vi sarebbe spazio per ulteriore forza lavoro con istruzione terziaria, ma il nostro sistema educativo non è in grado di produrla. È pertanto verosimile che in Italia, al contrario della Korea, vi sia spazio per un incremento della quota di forza lavoro con istruzione terziaria che, dalle figure, si potrebbe collocare attorno al valore mediano del 30% per l’ultimo anno disponibile: una cifra che rappresenta quasi il doppio dell’attuale livello. Qualcosa che forse si potrebbe raggiungere in pochi anni solo con politiche efficaci. Evidentemente, non quelle messe in atto fino ad oggi. 

A fronte di questi fatti negativi uno positivo si può senz’altro evidenziare: la quota di forza lavoro con istruzione secondaria è giunta ad un livello paragonabile a quello mediano dei paesi dell’OCSE e costituisce quasi la metà della forza lavoro del paese (47%). Un livello di istruzione almeno medio è fondamentale per accrescere le capacità di riconversione della forza lavoro, specie in momenti di crisi come questi. Il problema però è: qual è il livello delle competenze-conoscenze dei diplomati secondari nel nostro paese? Purtroppo questo è un aspetto critico dell’istruzione italiana che affrontiamo sinteticamente nel prossimo paragrafo.

(1/4 − continua)




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