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SCUOLA/ Iscrizioni online, Profumo "scambia" le scuole col ministero

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

A pagare queste difficoltà sono state e saranno le situazioni più deboli, sia tra le famiglie (in termini di aree regionali e di fasce sociali) che tra le scuole, con particolare riferimento a quelle scuole medie o quegli istituti professionali che notoriamente raccolgono la quasi totalità degli stranieri, degli alunni portatori di handicap e dei ragazzi con disagio o difficoltà. Saranno queste realtà a pagare di più per la forzatura ministeriale, che invece avrebbe funzionato meglio se, come in tutte le innovazioni, si fosse partiti con più moderazione consentendo (come d’altronde alle paritarie) sia la modalità online che quella cartacea.

3. In fondo è il solito metodo del centralismo. Perché mai le famiglie italiane, le scuole italiane debbono aspettare le deroghe dal ministero? E chi non sarà iscritto perché non ha internet o la casella mail o i genitori non sono riusciti ad avere dal datore di lavoro (dove magari non hanno neanche un contratto) un giorno di ferie per andare a scuola, cosa farà, starà fuori dalla scuola? E le scuole non potranno accettare iscrizioni che non sono entrate alla scadenza del sistema? Poi cosa faremo? Manderemo i carabinieri a casa loro perché non adempiono l’obbligo scolastico?

In questi giorni si sono letti tanti appelli alla “scuola seria”, che assieme all’invocazione delle regole, manifestano in fondo una sfiducia verso il popolo, la gente, le professioni. Dopo l’indigestione elettorale che si è rivolta agli aspetti più bassi della vita del popolo italiano, dopo la noiosa elargizione di programmi e piattaforme, dopo le domande “prioritarie” a politici che puntualmente rispondevano con altisonanti promesse, cosa accadrà alla nostra scuola, a quelle comunità educative dove si gioca il futuro del nostro paese? 

Dai guai della scuola italiana non si esce con diktat centrali, invocazioni sussiegose, procedure standardizzate uguali per tutti dall’Alpi alle Sicilie: la serietà non è la caserma (dove poi dietro l’angolo c’è la patria della goliardia), ma la valorizzazione ed il sostegno delle energie migliori e delle esperienze positive. 

Allora, cominciando anche dalle iscrizioni, occorre dare autonomia alle scuole, ridare risorse per lavorare (non aumentando lavoro da prestare gratuitamente), lasciare libertà di scelta, introdurre innovazione con strategie realistiche che valorizzino capacità professionali, favorire sane competizioni, dare l’esempio con il fare funzionare bene l’amministrazione. Chi lo diceva? Don Milani: “Non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra i diversi”. Signor ministro: bene l’informatica, bene l’efficienza (prima a Roma), ma il centro non è il ministero, è la scuola.



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COMMENTI
26/02/2013 - Mi legge poco... (Franco Labella)

Continuo a dire cose serie scrivendo con ironia. Lei mi legge poco altrimenti saprebbe che come ho scritto qualche giorno fa (e non voglio tediare ancora con il mio curriculum "tecnologico") la mia posizione è esattamente sovrapponibile alla sua. Solo che, come è evidente anche in queste ore, ci sorprendiamo a non capire l'altro. Brutta sensazione veramente...

 
22/02/2013 - Solo un po' di ironia... per il momento (Franco Labella)

Vorrei pregare il DS Pellegatta di inviare il suo articolo al suo collega, entusiasta tecnologico, Cereda. Di modo che, ogni tanto, il confronto tra pari porti anche ad abbandonare le "certezze". Se, infatti, si leggono in sequenza l'articolo sullo stesso tema di Cereda e questo di Pellegatta si ha l'esatta visione di quanta strada ci sia da fare anche sul terreno minato della velleità tecnologica. Lo scrivo dopo aver visto un servizio di "Leonardo" sulle difficoltà reali per introdurre, in Italia, lo scrutinio elettorale elettronico. Che siano passatisti anche i redattori scientifici di Leonardo? E pensare che da giovane avevo somma diffidenza della Realpolitik...