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SCUOLA/ Le elezioni, la valutazione e l’"equilibrio" (precario) dell'Invalsi

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Una fase intermedia, da stabilire con il consenso di tutti, in cui facciamo esercizi di valutazione per incrementare la cultura docimologica e raccogliere il favore più ampio possibile. Andrebbero soppesate anche le dirette implicazioni della valutazione in sede di incentivazione dei docenti, per le rilevanti conseguenze che vi sarebbero in termini di carriera.

Rilevamento censuario o campionario?
Dipende cosa abbiamo in mente. Il campionario serve solo ad avere una fotografia dell’andamento medio della scuola italiana dal punto di vista dell’autorità di politica economica, ma se si vuol cambiare la scuola occorre una rilevazione censuaria perché mette a disposizione dei decisori molte più informazioni.

Il Regolamento sulla valutazione?
Se venisse approvato, sarebbe un’ottima notizia.

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
27/02/2013 - E' il momento della ricerca... (Enrico Gori)

L’informazione Invalsi non è utilizzabile: a) cheating troppo alto, e il metodo di correzione adottato non può avere buoni risultati: la tesi di dottorato del dott. Giorgio Plazzi, su dati INVALSI, da me seguita, lo dimostra; b) il valore aggiunto ha due problemi: da ttp://www.irer.it/Rapportifinali/2003c009RapportoFinale.pdf emerge che i fattori socio-economici non sono così rilevanti, inoltre lo studio http://jeb.sagepub.com/content/36/3/283.short dimostra che la mancata considerazione dell’errore di misura sull’apprendimento al tempo zero induce sovrastima del loro effetto, tale da renderli significativi quando non lo sono; costruire league-table stratificate sui fattori socio-economici potrebbe quindi non avere senso; maggiore senso avrebbe se fosse in base al livello di partenza, ma così si giustifica il fatto che uno studente in condizioni di svantaggio iniziale abbia un risultato minore, e questo non è accettabile; c) sempre più le scale di misura oggettive vengono usate come strumento per valutare l’effetto di azioni di valutazione formativa, non sporadiche, ma almeno trimestrali, ed in questo senso appaiono volti gli interessi di ricerca e di politica educativa http://ies.ed.gov/ncee/edlabs/regions/midwest/pdf/REL_20134000.pdf. A parer nostro è ancora tempo di approfondire la ricerca. E la politica dovrebbe, per il momento, piegarsi alle esigenze della ricerca e non viceversa. Ma occorre intuire quali siano gli indirizzi di ricerca giusti…

 
22/02/2013 - Forse è l'Invalsi ad avere paura (Vincenzo Pascuzzi)

1) Buona proposta di D. Checchi su una pausa di riflessione riguardo ai test Invalsi: “Una fase intermedia, con il consenso di tutti, in cui facciamo esercizi di valutazione per incrementare la cultura docimologica e raccogliere il favore più ampio possibile”. Idea già avanzata da altri: “Sospensione per almeno un anno delle prove Invalsi, non perché siano “brutte e cattive”, ma perché si innestano su una assoluta impreparazione della scuola ….”. (“Un impegno per l’istruzione” di M. Tiriticco – 18.2.2013). 2) Un certo disagio, nervosismo, forse anche paura si può intravedere nel titolo “Chi ha paura della valutazione nelle scuole?” posto da P. Sestito alla sua replica al documento delle associazioni. Non esiste nessuna paura della valutazione, esistono critiche, valutazioni differenti, proposte costruttive anche nei commenti all’articolo dell’Invalsi sul sito lavoce.info. Miur (prossimo) e Invalsi dovrebbero farne tesoro. 3) Invalsi fa trapelare la sua impotenza rispetto alle copiature: “Anche l’Invalsi ha dovuto fare i conti con il cheating. L’ideale sarebbe che le scuole, e gli insegnanti …. “ (tuttoscuola.com – 18.2.2013). 4) Pertanto, effimere e un po’ comiche risultano le vanterie di alcune scuole: “Prove Invalsi: risultati eccellenti per il liceo Marconi di Foggia. Un risultato che premia il nostro lavoro - ha affermato il d.s. Michelina Boccia - e che conferma la validità e l'autorevolezza del sistema di valutazione messo in atto dall'Invalsi” (teleradioerre.it).