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SCUOLA/ Rembado (Anp): il "buonismo" dei sindacati fa male alla valutazione

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− Proprio per il suo essere “sociale”, questa dimensione non può essere del tutto abbandonata alla buona volontà o ai sistemi valoriali dei singoli insegnanti. Un buon maestro è prima di tutto “esemplare” per il suo modo di essere: ma non tutti lo sono e l’evidenza dei fatti è lì per ricordarcelo. Il sistema scolastico, proprio per il suo essere luogo di iniziazione alla vita sociale, deve tornare ad assumere con consapevolezza e decisione un insieme di valori e comportamenti, a tutti prescritti e da tutti coerentemente messi in pratica. Ed anche valutati: certo non con i test, ma valutati.

− Infine, la dimensione delle conoscenze e competenze per la vita adulta e lavorativa, che acquista valore crescente nel segmento secondario, richiede sicuramente una valutazione nazionale, a dimensione prevalentemente quantitativa: questo per garantire, da una parte, un significato al valore legale dei titoli di studio; dall’altra per promuovere in modo effettivo – e non solo a parole – il diritto di cittadinanza di tutti i nostri giovani. In caso contrario, si consumerebbe in loro danno il perpetuarsi di un inganno già molte volte denunciato, con l’illusione di un “pezzo di carta” privo di riconoscimento effettivo nel mondo del lavoro.

Non sarebbe però possibile concludere questa riflessione senza fare almeno un cenno a quello che è il vero nodo, spesso taciuto, delle discussioni su questo argomento: la valutazione dei docenti. Molte delle obiezioni di principio che riguardano la valutazione delle scuole o degli apprendimenti mostrano in filigrana il timore che “il passo successivo” possa riguardare gli insegnanti.

Noi siamo del parere che occorra fare chiarezza su questo punto, che è cruciale. Non si può sostenere, come è vero, che l’attività didattica del docente costituisce la singola variabile più importante per l’apprendimento degli alunni ed al tempo stesso rifiutare di valutarla. Tutto il sistema scolastico – compresi gli insegnanti – esiste per assicurare il miglior livello possibile di sviluppo delle potenzialità degli alunni. E dunque non si può considerare indifferente il modo in cui viene svolta quella che è la funzione chiave in vista di quel risultato.

Hanno ragione coloro che temono che i risultati degli alunni vengano impropriamente utilizzati per valutare gli insegnanti: quei dati sono influenzati da troppe variabili interne ed esterne per essere, da soli, significativi. Ma è difficile affermare che non vi sia comunque una qualche forma di correlazione, se non di causalità diretta, fra le due cose. Ed il modo migliore per garantire – in primo luogo agli stessi insegnanti – di non essere valutati su questioni che solo in parte sono riconducibili a loro consiste nello scegliere la valutazione diretta del proprio lavoro.



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