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SCUOLA/ Rembado (Anp): il "buonismo" dei sindacati fa male alla valutazione

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Del resto, se si vuole essere chiari fino in fondo, c’è un altro interrogativo da porsi: chi parla a nome degli insegnanti? Lo fanno i sindacati, nel cui Dna c’è però la vocazione irrinunciabile alla “tutela” e quindi alla copertura dei lati deboli, più che alla valorizzazione di quelli forti. Lo fanno le associazioni professionali, che però il più delle volte sembrano attente soprattutto alla difesa degli interessi disciplinari o delle appartenenze etico-politiche di riferimento. Ma i docenti veri, quelli che ogni giorno vanno in aula, cosa pensano?

Cominciano a dircelo alcune ricerche sociali (Anp-Nomisma 2009, Iard 2010, Anp-La Fabbrica 2012) che registrano percentuali in costante aumento di docenti favorevoli alla valutazione del proprio lavoro. Sempre più numerosi (fino a percentuali superiori all’80%) sono coloro che chiedono esplicitamente di essere valutati e di essere “riconosciuti” per i propri meriti: sul piano economico, ma anche su quello della carriera professionale a più livelli e del prestigio sociale.

Serve ancora nascondere la testa sotto la sabbia? Noi crediamo di no: e quanto prima si comincerà a prendere atto che la valutazione dei docenti non è solo un’esigenza del sistema ma degli stessi interessati, tanto meglio.

In conclusione, se si accetta in linea di principio la valutazione e se ne riconosce la necessità all’interno di un sistema organizzato, non si può poi fare a meno di accoglierne tutti gli aspetti e le implicazioni. O meglio, come preferiamo dire noi, di sollecitarli.



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