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INCHIESTA SCUOLA/ 3. Medie e superiori preparano il sottosviluppo del paese: i numeri

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Tassi di accesso all’istruzione secondaria. Per quanto concerne l’accesso all’istruzione secondaria, nel 2010 si è raggiunta la punta massima del 94% (netto) che costituisce un livello medio tra i paesi considerati; tali elevati livelli sono tuttavia un fenomeno relativamente recente per l’Italia: ancora nel 1999 il tasso di accesso era solo dell’85%. Tenuto conto che il tasso di accesso riguarda la scuola media inferiore e quella superiore nel complesso, ipotizzando un 100% per i 3 anni della scuola media inferiore, risulta che l’accesso alla media superiore si ricava approssimativamente dalla seguente equazione (3*100+5*x)/8 = tasso osservato.

Risolvendo la semplice equazione descritta, si desume che nel 2010 circa il 10% dei giovani in età risultano non avere accesso alla scuola secondaria, mentre tale dato era del 24% nel 1999; questo ha comportato una riduzione del numero potenziale di diplomati di circa 50mila studenti rispetto alle coorti di nati, e ciò ovviamente implica una riduzione del numero di matricole potenziali per l’università. Tuttavia, pur esistendo qualche leggero margine di recupero, sembra ormai raggiunto il limite fisiologico per l’espansione dell’istruzione secondaria; va comunque rilevato, in termini storici, che la crescita dell’istruzione secondaria in Korea era iniziata molti anni prima: intorno agli anni 80 il paese asiatico ci ha raggiunto e superato, pur provenendo da livelli di accesso tra i più bassi, mantenendo livelli di accesso di 10-15 punti percentuali superiori ai nostri per oltre vent’anni. 

In sostanza quindi, per quanto riguarda l’istruzione pre-universitaria, si può dire che la lunga marcia, durata oltre 40 anni, verso il raggiungimento dei livelli quantitativi (100% di accesso o quasi) dei paesi più avanzati è ormai giunta al termine: ipotizzando che il sistema sia in grado di mantenere tali livelli per il futuro, resta aperto il problema della qualità degli apprendimenti, questione rispetto alla quale, come si è visto nel paragrafo precedente, il nostro paese deve fare ancora molta strada, sia rispetto ai livelli medi mondiali, sia rispetto al livello dei paesi più virtuosi.

E purtroppo si tratta della strada più difficile da percorre. Rilasciare un titolo di studio è relativamente facile, ma i livelli di eccellenza (rispetto a scale di misura oggettive) non si raggiungono per provvedimento amministrativo.

Tassi di accesso all’istruzione terziaria. Per quanto riguarda l’accesso all’istruzione terziaria, nei primi anni 70 l’Italia si trovava nelle prime posizioni: d’altronde l’Universitas l’avevamo inventata noi a Bologna, poco dopo l’anno mille! Il declino è subentrato nei primi anni 80 quando il tasso di accesso si è stabilizzato attorno al 20% per tutto il decennio, con una lieve ripresa sul finire del decennio stesso: dall’analisi dei tassi di accesso alla secondaria viene immediato capire che tale stagnazione fu dovuta soprattutto al mancato accesso alla scuola secondaria. Dai primi anni 90 la crescita del tasso di accesso all’istruzione terziaria si è attestata sul livello mediano dei più ricchi paesi OCSE, giungendo intorno al 65% nel 2010: mentre i paesi più virtuosi raggiungono ormai livelli dell’80-90%, con la Korea che arriva al 100%. Se da un lato i livelli koreani possono risultare per certi versi eccessivi, dall’altro un aumento di una decina di punti percentuali nel tasso di accesso appare del tutto auspicabile: un aumento del 10% significherebbe in sostanza, per i livelli del 2010, un obiettivo di circa 50mila matricole in più, visto che le coorti di 19enni si attestano attorno alle 500mila unità. Tenuto conto di questi dati, desta quindi giusta preoccupazione la riduzione del numero di matricole registrata in questi anni, rispetto alla quale non ci si può esimere dalla ricerca delle possibili cause.



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