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INCHIESTA SCUOLA/ 3. Medie e superiori preparano il sottosviluppo del paese: i numeri

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In questo senso si possono fare alcune ipotesi, anche se inevitabilmente grossolane. Tra i possibili fattori che spiegano la riduzione delle matricole possiamo annoverare i seguenti.

a) Carenze di accesso alla secondaria − Da un lato, una parte del problema sta nella già osservata carenza di accesso all’istruzione secondaria: se nel 2010 circa il 10% dei giovani in età risultano non avere accesso alla scuola secondaria, questo implica un 50mila maturi in meno rispetto alle coorti di 500mila 19enni che caratterizzano il periodo considerato; ad un tasso di accesso medio all’università del 65% questo fattore spiega per i prossimi anni una carenza di 30-35mila matricole, rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare.

b) Qualità dei diplomati − Uno dei fattori che maggiormente spiegano la variabilità nell’accesso al livello di studi successivo e nelle scelte di percorsi di studio impegnativi è, da sempre e in ogni luogo, il livello di conoscenze con il quale si esce dal livello di studi precedente. Questa, oltre a costituire una cosa del tutto ovvia, è anche un fatto empiricamente dimostrato da decine di studi longitudinali su micro-dati, e quindi non affetti dal rischio di correlazione spuria da dati aggregati; alcuni hanno validato tale ipotesi, correggendo gli effetti anche per la possibile selection-bias. La scarsa propensione all’accesso agli studi universitari da parte dei diplomati potrebbe dunque avere una spiegazione in livelli di apprendimento in uscita dalla medie superiori non sufficientemente elevati da stimolare la propensione alla prosecuzione degli studi. Tale propensione potrebbe inoltre risultare ulteriormente ridotta dallo spauracchio dei test di ammissione che, negli ultimi anni, hanno preso sempre più piede nelle università italiane. 

A favore di una tale ipotesi (livelli di conoscenza troppo bassi) stanno vari fattori: le esperienze sempre più deludenti che si vivono insegnando e facendo esami nell’università a coorti di studenti sempre più smarriti e privi di spirito critico, i bassi livelli ottenuti nei test di ammissione dalle matricole, le carenze nelle conoscenze OCSE-PISA a 15 anni (che inevitabilmente non vengono colmate entro i 19 anni, tanto meno con i corsi di recupero organizzati dalle università all’inizio del primo anno); la distribuzione dei maturi, per voto di maturità, in base a dati MIUR, mostra inoltre una riduzione dei maturi con voto di maturità alto, tra il 2004 ed il 2007, ed un aumento dei maturi con voto di maturità basso: rispettivamente meno e più 5% circa; a questo riguardo si noti che, nell’ipotesi che i maturi con voto basso abbiano una propensione all’accesso all’università del 25%, e quelli con voto alto del 75% (dato non troppo fuori della realtà), la variazione del 5% implica quanto segue: 5% su coorti di 400mila maturi significano 20mila individui, di questi, quelli con voto di maturità basso proseguono in 5mila in più, quelli con voto di maturità alto in 15mila in meno; ne risulta un calo di 10mila iscritti dovuto alla riduzione della qualità dei maturi! Sarebbe opportuno che il MIUR mettesse a disposizione dati adeguati a verificare tale ipotesi, che tuttavia appare altamente plausibile. 



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