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INCHIESTA SCUOLA/ 4. I soldi non c'entrano. Servono meno prof ma più bravi

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Va da se che in ambito scolastico sono in atto forze inerziali difficilmente contrastabili: un aumento di insegnanti, a fronte di un improvviso aumento delle nascite, produrrà inevitabilmente un esubero di risorse umane in rapporto alle future generazioni se le nascite iniziano a calare sensibilmente. E questo è in parte il caso dell’Italia, ma anche di altre nazioni. La domanda è: come utilizzare un eventuale “esubero” di risorse umane per tentare di accrescere la qualità degli apprendimenti di coorti di giovani in diminuzione? Altre possibili domande sono: forse sarebbe meglio puntare ad un minor numero di insegnanti, ma più qualificati e meglio remunerati? 

Conclusioni − Si spera che i dati qui riportati possano costituire uno stimolo alla riflessione sull’istruzione, non limitata all’università, ma estesa a tutti i livelli. Dall’analisi dei dati emerge che gran parte degli squilibri del nostro paese rispetto alla realtà OCSE, che hanno motivato la stagione delle riforme iniziata a metà degli anni 90, sono tuttora in atto e sotto questo profilo le politiche applicate appaiono poco efficaci. A nostro parere un punto cruciale è costituito dal livello degli apprendimenti nei diversi gradi di istruzione che risulta troppo basso in rapporto agli elevati standard dei più virtuosi paesi OCSE: in particolare il nostro sistema non è in grado di portare quote consistenti di studenti a livelli di eccellenza e produce una sorta di mediocrità che probabilmente è anche alla base del rallentato sviluppo dell’accesso all’istruzione terziaria. 

Ovviamente il dibattito su cosa sia in grado di accrescere il livello degli apprendimenti è del tutto aperto, ma una delle condizioni fondamentali è quella che gli studenti che investono in istruzione e le loro famiglie siano in grado di capire finalmente che non è il “pezzo di carta” che conta, ma è il livello di conoscenze-competenze raggiunto nelle discipline fondamentali, nell’istruzione primaria e secondaria, e in quelle specialistiche per quella terziaria, che è veramente importante. Gli economisti dell’istruzione hanno scoperto questo fatto solo di recente (si veda Gori E. (2004), L'investimento in Capitale Umano attraverso l'Istruzione, in G. Vittadini (a cura di) (2004) “Capitale Umano. La ricchezza dell'Europa”. Guerini ed.). 

Altro fatto fondamentale di cui bisogna diffondere la consapevolezza è che le conoscenze-competenze non sono misurate dal voto assegnato dagli insegnanti che spesso, per il quieto vivere, attribuiscono più sufficienze di quello che sarebbe naturale. Livelli di eccellenza e altri livelli inferiori, oggettivi, possono essere esattamente definiti attraverso scale di misura analoghe a quelle usate nelle indagini internazionali. Gli studenti e le famiglie devono essere resi consapevoli del loro diritto a conoscere il livello raggiunto rispetto a tali scale oggettive, in un qualsiasi momento dell’anno scolastico, e questo a livello individuale. Non è più sufficiente che siano resi noti i livelli medi di scuola: tale informazione, oltre a poter risultare inaffidabile poiché non tiene conto del valore aggiunto (ovvero della composizione degli studenti), non consente allo studente e alla famiglia di poter svolgere un’azione di sussidiarietà all’azione di valutazione formativa, spesso carente a livello scolastico, volta a recuperare per tempo eventuali carenze nel percorso di sviluppo. 



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COMMENTI
26/02/2013 - Pure in Cina producono a minor costo... (Franco Labella)

Mi perdoneranno lo statistico e la psicologa autori di un ponderoso dossier che ho letto, diligentemente, in tutte le puntate se sarò limitato e grossier. Ma quando leggo che in Korea (che sarà come l'Amerika col cappa che, però, nell'alfabeto italiano non esiste) si utilizzano minori risorse umane mi viene in mente di dire che anche in Cina (o dovrei scrivere China?) producono oggetti a costi infinitamente più bassi dell'Occidente. Forse, però, tablet e studenti hanno qualche differenza. In più affiorano due ricordi: la descrizione delle condizioni raccontatemi da un mio studente cinese che rievocava, non esattamente in termini entusiastici, la sua classe di 50 studenti e mia madre che mi racconta la sua esperienza di maestra nelle pluriclassi del dopoguerra di 30 alunni. Due anni fa ho deciso di provare a tenere un corso di recupero extracurricolare con un numero limitato di allievi (10 anzichè i 15 usuali). E' stata l'unica occasione in cui, oltre che risultati accettabili, mi sono sentito dire: "Prof. ma lo sa che oltre che recuperare è stato pure bello frequentare il corso?" Ma è evidente che i miei dati sono statisticamente irrilevanti... come c'ha spiegato l'ottimo Trilussa.