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INCHIESTA SCUOLA/ 4. I soldi non c'entrano. Servono meno prof ma più bravi

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Ultimo articolo dell'inchiesta di Enrico Gori e Raffaella Marin sullo scarso livello degli studenti italiani in ingresso all'università. Leggi qui la primala seconda e la terza puntata.

 

4. Rapporto studenti/docenti nei vari gradi di istruzione - Un colpo d’occhio generale ai grafici suggerisce che il numero di studenti per docente si sta riducendo in tutti i paesi, per quanto riguarda l’istruzione pre-primaria, primaria e secondaria; invece nell’istruzione terziaria, tale rapporto appare stabile o leggermente in aumento nell’arco dei 40 anni considerati. La variabilità tra paesi è molto accentuata. A questo riguardo vale proprio la pena di evidenziare la situazione italiana in rapporto alla distribuzione mondiale e a quella della Korea. Già dai primi anni 90 numerosi studi evidenziarono che l’Italia era caratterizzata da una stridente dicotomia: un rapporto studenti/docenti estremamente basso nella scuola primaria, ed un analogo rapporto estremamente alto per l’università. Dall’analisi dei dati della Banca Mondiale adesso è possibile affermare che: a) tale dicotomia non è cambiata nei 40 anni tra il 1971 ed il 2010; b) la situazione dell’Italia è di carattere eccezionale rispetto all’universo di riferimento; c) la Korea si trova in situazione diametralmente opposta alla nostra nei livelli di istruzione pre terziaria: quindi poche risorse umane in rapporto agli studenti iscritti; per l’istruzione terziaria invece, Italia e Korea presentano valori molto vicini anche se la Korea gode di un rapporto studenti/docenti inferiore e quindi di un maggior numero di risorse umane in rapporto agli iscritti.

Molti studi scientifici hanno ormai evidenziato l’impossibilità di stabilire un nesso di causa-effetto tra risorse e risultati di apprendimento, in tutti i gradi di istruzione. Tale nesso presunto sopravvive oggi solo nell’immaginifico dei giornalisti, dei politici, dei sindacalisti e di qualche ricercatore poco informato: il confronto Italia-Korea sotto questo punto di vista è una conferma se non una prova di questa assenza di relazione. La scuola primaria italiana presenta risultati “soltanto” di livello medio nelle indagini IEA-TIMSS sulle conoscenze di matematica nel 4° grado di istruzione, a fronte di una dotazione di risorse umane estremamente abbondante, e di un vantaggio relativo rispetto ad altri paesi dovuto ad una scuola dell’infanzia, altrettanto ben dotata di risorse, che ormai abbraccia la quasi totalità dei bimbi in età pre-scolare. Ma la Korea riesce ad ottenere risultati di gran lunga superiori a quelli dell’Italia con quasi la metà delle risorse umane in rapporto agli studenti, sia nella scuola primaria che nella scuola dell’infanzia!

È ovvio che in assenza di chiari nessi di causa-effetto tra risorse e risultati, ogni paese tenderà a valutare l’indicatore in questione con riferimento agli altri paesi: quelli sovra-dimensionati avranno uno stimolo alla riduzione delle risorse osservando quelli meno dotati, che comunque garantiscono un’istruzione di qualità ai propri studenti (vedi Korea), mentre per quelli sotto-dimensionati accadrà esattamente l’opposto. Da qui, probabilmente, la parvenza di “convergenza verso un valore medio” che si evince dai grafici nell’arco di 40 anni. 



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COMMENTI
26/02/2013 - Pure in Cina producono a minor costo... (Franco Labella)

Mi perdoneranno lo statistico e la psicologa autori di un ponderoso dossier che ho letto, diligentemente, in tutte le puntate se sarò limitato e grossier. Ma quando leggo che in Korea (che sarà come l'Amerika col cappa che, però, nell'alfabeto italiano non esiste) si utilizzano minori risorse umane mi viene in mente di dire che anche in Cina (o dovrei scrivere China?) producono oggetti a costi infinitamente più bassi dell'Occidente. Forse, però, tablet e studenti hanno qualche differenza. In più affiorano due ricordi: la descrizione delle condizioni raccontatemi da un mio studente cinese che rievocava, non esattamente in termini entusiastici, la sua classe di 50 studenti e mia madre che mi racconta la sua esperienza di maestra nelle pluriclassi del dopoguerra di 30 alunni. Due anni fa ho deciso di provare a tenere un corso di recupero extracurricolare con un numero limitato di allievi (10 anzichè i 15 usuali). E' stata l'unica occasione in cui, oltre che risultati accettabili, mi sono sentito dire: "Prof. ma lo sa che oltre che recuperare è stato pure bello frequentare il corso?" Ma è evidente che i miei dati sono statisticamente irrilevanti... come c'ha spiegato l'ottimo Trilussa.